Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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12 luglio 2018
POLITICA
Bye bye vitalizi

I vitalizi erano un furto a danno dei cittadini che invece di venir commesso di nascosto come in genere fanno i ladri, veniva commesso alla luce del sole, ogni mese, da decenni. Un furto che gli stessi onorevoli-ladri avevano trasformato in un diritto, legalizzandolo. Genialate che solo criminali professionisti possono escogitare. Invece cioè di riempire valigette di contanti e dover uscire furtivi dal retro di Montecitorio col rischio di essere derubati per strada da qualche collega, gli onorevoli hanno escogitato un modo per evitare tale sbattimento e ricevere comodamente i soldi sul proprio conto corrente a fine mese. Già e pure a vita. E cioè non solo per il periodo in cui l’onorevole deretano poggiava sui prestigiosi scranni parlamentari, macché, per sempre, fino all’ultimo giorno che il Padreterno gli concedeva sulla Terra. Un furto “vita natural durante” e non certo di qualche spicciolo. Migliaia di euro al mese, una montagna di soldi rispetto alle misere paghe dei cittadini e che gli onorevoli iniziavano a rubare non appena varcata la porta del Parlamento, anche solo per cinque minuti, anche senza aver mai mosso un dito. Una porcheria davvero insopportabile che si sommava agli stipendi tra i più alti al mondo pagati a dei deputati e ad una serie infinita di piccoli e grandi privilegi e sconti e corsie preferenziali e trattamenti di favore che hanno sempre fatto dei parlamentari italiani una classe ricca di privilegiati anche se di natura ovviamente parassitaria perché ingrassata a sbafo sulle spalle dei poveri cristi. Ci è voluto il Movimento 5 Stelle per porre fine a tali schifezze indegne di un paese civile e ancora oggi partiti moribondi come Forza Italia hanno il fegato di lagnarsi. Fanno davvero pena e ci ricordano cosa sia stata la politica in Italia prima dell’avvento del Movimento 5 Stelle. Guardandosi alle spalle, infatti, fa davvero impressione pensare a quelle migliaia di politici che si sono intascati generosi vitalizi senza fiatare per decenni, ivi compreso quei partiti di sinistra che dicevano di voler difendere gli ultimi e i più bisognosi salvo poi fottergli i soldi ogni mese e comprarsi ville e yatch alla faccia loro. E fa davvero impressione pensare che le stesse generazioni di onorevoli-ladri che si sono intascati i vitalizi sono le stesse che hanno rovinato l’Italia con livelli di corruzione spaventosi rispetto agli standard occidentali. Soldi extra, rubati in modo più tradizionale. Classi dirigenti ingorde che non hanno certo spiccato per capacità e risultati raggiunti, la qualità della politica è sempre stata uno dei problemi principali degli italiani, eppure gli onorevoli si sono sempre ricoperti di più soldi come se li meritassero. E fa impressione pensare come la vecchia politica non sia riuscita a smetterla di rubare coi vitalizi nemmeno durante la crisi economica peggiore dal dopoguerra in cui gli italiani sono finiti in miseria. Fa impressione e se fosse diversamente il Movimento 5 Stelle non esiterebbe neanche e oggi non sarebbe fuori da Montecitorio a festeggiare una vittoria storica. Una vittoria sia simbolica che di sostanza. Un impegno mantenuto, un bel giorno per la nostra democrazia e che dimostra come il cambiamento per mano dei cittadini non solo sia possibile ma sia finalmente iniziato. Bye bye.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 12/7/2018 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 luglio 2018
POLITICA
La solidità del Movimento e la cotta per Salvini

Il Movimento 5 Stelle ci ha messo diversi anni a costruire il suo vasto consenso. Salvini sembra abbia raddoppiato i voti in qualche settimana di governo. Buon per lui anche se i sondaggi nascondono insidie maligne, soprattutto in questa Italia tradita troppe volte. Dai primi meet-up a Palazzo Chigi, il Movimento ha lavorato sodo per superare il 30 percento. Ci è voluto tanto tempo e fatica e questo perché propone qualcosa che non era mai esistito prima e più le idee sono innovative, più è difficile farle digerire. Il Movimento poi non propone solo un diverso programma politico o solo facce nuove e non rispolvera neppure solo dei valori malamente accantonati come l’onestà o la trasparenza. Ma la sua proposta tocca addirittura il tipo di persone che devono far politica (cittadini a tempo e non politicanti di professione), il loro modo di farla (democrazia sempre più diretta e partecipata) e la struttura dell’organizzazione (la rete invece che la burocrazia partito). Il Movimento ribalta poi le peggiori magagne della vecchia politica: il suo rapporto malato coi boss politici e con le lobby economiche e con la stampa e con la legalità e coi soldi. Una vera e propria rivoluzione. Un diverso paradigma. Può darsi – come sostengono i nemici - che una piccola parte del grande consenso del 4 marzo sia dovuta a cittadini che si sono fatti ingolosire da qualche proposta programmatica, ma la grande maggioranza degli elettori del Movimento hanno colto il messaggio e ne hanno sposato la causa. Il voto va sempre rispettato e i cittadini sono molto meno ingenui e sprovveduti di come li ha sempre dipinti la vecchia politica. Diversa storia sono i sondaggi. Diversa storia sono le cotte estive. Quegli amori repentini che sfumano al mutar del vento e delle stagioni. Il cuore tenero degli italiani è sempre stato incline a tali debolezze. La sua storia repubblicana è lastricata di amori per dei capi, dei condottieri, dei salvatori della patria. Gran parte di loro si sono alla fine rivelati dei ciarlatani o dei veri e propri criminali, ma si sa, l’amore è cieco. Col tempo però, a furia di cocenti fregature e tradimenti, certe infatuazioni degli italiani sono diventate sempre più fugaci. Delle vere e proprie cotte. Ne sa qualcosa Renzi che è passato da Obama Bianco a Mr Bean alla velocità della luce. E dal 40% alle europee a perdere addirittura Siena, Pisa e Ivrea in un nanosecondo storico. Tornando a questa calda estate, Salvini alle elezioni ha preso circa metà voti del Movimento 5 Stelle. Oggi viene accreditato circa alla pari. Un balzo in avanti che sa molto di cotta estiva. Un amore sbocciato sulla spiaggia dove gli italiani non vogliono più che sbarchino orde di immigrati clandestini. Una comunione d’intenti ma anche un certo feeling caratteriale per il personaggio Salvini la cui rudezza ben incarna la rabbia di certi cittadini e tranquillizza le loro paure. La Lega però – a differenza del Movimento 5 Stelle – propone ben poco di innovativo sul piano politico. Oltre ad essere il partito più vecchio in parlamento, si ispira – per parole di Salvini – alla Le Pen e ad Orban anche se ovviamente in salsa bonaria italiana. Rientra cioè in uno schema ideologico antiglobalizzazione già noto e fa riferimento a una cultura politica preesistente che sono ritornati di moda - grazie o per colpa - dell’immigrazione clandestina di massa e delle nuove sfide della società multietnica in tempo di crisi. Sfide e cui rispondono con la “chiusura”, con “gli italiani che vengono prima”, con la difesa dei confini e degli interessi nazionali in genere. È il dondolo che torna indietro verso lo stato-nazione dopo la dolorosa sbornia globalista. Anche come struttura, la Lega è molto tradizionale: si basa su un leader forte, su dei gerarchi a lui fedeli e su politici di professione a cascata fino ai comuni alpini. La cotta estiva degli italiani per Salvini è quindi più che comprensibile e potrebbe rivelarsi perfino utile. Ma rimane una cotta. E vedremo quanto durerà. Di certo però, quando cambierà il vento e le giornate si faranno più fredde e corte, quando si placheranno certe paure e quando certi protagonismi cominceranno a stancare il cuore ferito degli italiani, i sentimenti per il Movimento 5 Stelle non subiranno nessun contraccolpo. Anzi, sono destinati a sbocciare ulteriormente. Il potenziale politico del Movimento va ben oltre questa esperienza di governo con la Lega, va ben oltre i problemi e le ansie contingenti. È un progetto di lungo periodo. Un progetto solido perché non basato sulla popolarità di qualche capo ma su idee e prassi politiche innovative e rivoluzionarie. Il Movimento propone un rapporto serio e duraturo coi cittadini, non una cotta.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 11/7/2018 alle 9:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 luglio 2018
POLITICA
Il prossimo governo sarà giallo

Doveva succedere chissà quale disastro col Movimento 5 Stelle al governo. Mercati che impazzivano, istituzioni che crollavano, complotti internazionali. Ed invece nulla. Era solo fango. Il Movimento ha iniziato davvero col piede giusto. E con umiltà e serietà sta portando a casa i primi risultati. Questo nonostante le enormi pressioni a cui è sottoposto, nonostante l’enorme responsabilità del compito e nonostante un alleato, Salvini, che è partito col botto. In parte perché è la stagione dei migranti, in parte per suo carattere e stile. La Lega è una forza politica molto diversa dal Movimento e lo è sia nei contenuti sia nella forma. Ma non c’erano alternative e questa prima esperienza di governo potrebbe giovare molto al Movimento che sta accumulando esperienza e può dimostrare al mondo il suo valore e la bontà delle sue tesi. Tutt’intorno il solito inferno nostrano. Gli sconfitti vagano irosi come bestie ferite. Di Maio e tutti i ragazzi non si devono far intimorire. Devono tranquillamente concentrarsi sul loro lavoro quotidiano che i cittadini a 5 stelle sono vaccinati contro la propaganda e le falsità del vecchio sistema. Sono immuni alla stampa faziosa e alle solite ipocrisie delle caste che hanno rovinato l’Italia. Il Movimento non sarebbe arrivato fino a questo punto se fosse diversamente. Ma non solo. Il vecchio sistema è talmente sputtanato che appena apre bocca ottiene l’effetto opposto e cioè rafforza il Movimento e il desiderio d’insistere col cambiamento. Il resto è cronaca. Nera. Renzi è malato di azzardopatia, la fiche è se stesso, il tavolo verde quello della politica. Più perde, più rilancia. Qualcuno dovrebbe aiutarlo, si sta davvero autodistruggendo e come sempre accade per tali patologie, a pagarne le conseguenze è anche tutta la sua famiglia. Quella del Pd che ormai va d’accordo solo su un punto: la propria fine prematura. Gli italiani gliene saranno grati ma nel frattempo la lunga agonia del fu centrosinistra aiuta il governo gialloverde perché gli italiani hanno sotto gli occhi cosa rischiano tornando indietro. La peggiore classe dirigente della storia repubblicana. Stesso discorso per Forza Italia. Berlusconi è malato però di messianicità. È già defunto da anni – politicamente - ma crede di essere risorto. Così ogni tanto riappare ma dato che nessuno lo caga più, sparisce di nuovo, col broncio, in attesa del Giorno del Giudizio. Ormai attendono il funerale anche i suoi discepoli più stretti così potranno finalmente cominciare a scannarsi per accaparrarsi l’eredità. Il vecchio boss creperà senza eredi politici ma in compenso lascia un sacco di roba. Pagine di cronaca davvero nera. Il quadretto delle opposizioni intestine è completato dai Comunisti col Rolex che ogni santo giorno s’inventano una nuova pagliacciata. Manco fosse carnevale tutti i giorni. Il loro spassoso giochetto è sempre lo stesso. S’inventano un dittatore, ci appiccicano qualche “ismo” e cominciano a provocarlo con versacci e pernacchie convinti di dover salvare il mondo con la propria superiorità morale. Oggi tocca a Salvini ma loro sperano di colpire anche il Movimento insieme al “dittatore”. Di sponda. Tutto tempo perso. E questo è un altro punto che Di Maio ed i ragazzi devono tenere a mente nei momenti più difficili. Il tempo della propaganda a vanvera e delle strumentalizzazioni ipocrite è finito. I cittadini delle “parole” e delle scenette simboliche dei vecchi politicanti non si fidano più, vogliono e credono solo ai fatti. Non miracoli, ma fatti concreti e coerenti col contratto. L’agenda in mano al governo è la stessa degli italiani - che è già un gran passo avanti – ora si tratta di metterla in pratica. E anche se la torta alla fine dovesse uscire senza tutte le candeline, i cittadini a 5 stelle saranno in grado di valutare il complesso contesto di questo governo ed apprezzeranno comunque impegno, onestà, sobrietà e trasparenza dei portavoce. La cagnara dei nemici fa solo un favore al Movimento. Siamo solo al primo capitolo, se continua così il prossimo governo sarà giallo.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 11/7/2018 alle 8:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 luglio 2018
POLITICA
Lettera dall’oltretomba

Berlusconi scrive una lettera contro il Decreto Dignità. Il vecchio è preoccupato e cede alla sua incontinenza che ormai è anche politica. Ha un piede nella fossa e con l’altro scaccia una demenza senile ormai galoppante, eppure esterna ancora pubblicamente i suoi deliri. Lo fa dalla sua beauty farm preferita, circondato da una squadra agguerrita di badanti che ha preso il posto della scorta, tra un massaggio tailandese all’esausta prostata ed uno shiatsu al suo ego inconsolabile. Il vecchio sarebbe preoccupato per “le imprese e per i lavoratori” e addirittura per i “drammi sociali che l’Italia deve affrontare”. Già, tra le nebbie della sua mente riemerge in lui quel puro altruismo, quella passione politica disinteressata e quell’onesto senso civico che l’hanno sempre contraddistinto quando per ben tre volte gli italiani gli hanno dato fiducia. E in cambio se lo sono preso puntualmente in quel posto. Berlusconi è nato nel 1936, prima della Seconda Guerra Mondiale. Quando lui aveva l’età dei rider o dei giovani precari – negli anni cinquanta – la gente impazziva per Marilyn Monroe ed Elvis Presley, suo coscritto quasi, ma più brutto di lui e che cantava peggio. Stava nascendo il Rock and Roll e sulla scena politica italiana dominavano De Gasperi e Togliatti. Per far capire a Berlusconi cosa sia WhatsApp e come funzionano le app con cui i nuovi schiavi italiani vengono sfruttati, ci è voluto un pool di psicologi e pedagoghi che hanno lavorato per settimane. Tutto tempo perso. Ciò che va oltre al caro televisore, per il vecchio è arabo. Tutto ciò che va al di là dei suoi interessi, è sempre stato arabo. Poveraccio. Alla sua veneranda età avrebbe voluto crogiolarsi tra un pisolino e un ricordo di gioventù, tra una pisciatina furtiva e due passi all’aperto per alleviare l’artrite ed invece quel dannato telefono continua a squillare. È la sua servitù, sono i suoi politicanti e uomini d’affari che non si danno pace. Gira da tempo un cupo presagio: “dopo di lui il diluvio”. Forza Italia sta facendo la fine del Milan e si teme quell’infausto destino pure per Mediaset. Una situazione aggravata da quando quegli “incompetenti e manettari” che ricordano tanto “i nazisti” dei 5 Stelle hanno stravinto le elezioni e sembra che facciano sul serio. Quelli sono pazzi furiosi, si sono messi in testa di fare davvero gli interessi dei cittadini, poveri cristi compresi, nuovi schiavi compresi. Del resto, non avendo interessi propri da difendere, difendono quelli di tutti. E non avendo amici ricchi, stanno dalla parte dei poveri. Roba da non credere. Il mondo alla rovescia. E quei “barbari” hanno perfino la delega alle telecomunicazioni, già parlano di tagliare i contributi all’editoria e presto tireranno fuori la storia del “conflitto d’interessi”. Una palla al piede per l’Italia, una miniera d’oro per il vecchio. Poveraccio. Il destino gli sta presentando il conto, vuole che assista alla fine del suo impero pezzo per pezzo. Che amarezza, che rimpianti. In cuor suo lo sa, doveva ritirarsi prima, doveva fermarsi prima senza piegarsi a quel suo ego malefico. Avrebbe potuto spendere gli ultimi anni della sua vita nel lusso sfrenato in giro per il mondo girando sui suoi jet privati godendosi finalmente le sue proprietà e gli agognati soldi magari circondato da filosofi e pensatori invece che da mignotte e disquisire con loro sul senso della vita visitando le meraviglie del mondo. Ed invece è in Brianza, seduto su quel divano sgualcito col Dudù originale sulle ginocchia a guardare Barbara D’Urso tra un dolorino all’anca e una corsa sbilenca al gabinetto. Giornate solitarie e grigie tra pastiglie da prendere e zuppe alle verdure sognando la prossima fuga nella sua beauty farm preferita scortato dalle badanti. Almeno là può sonnecchiare in santa pace. Non come in quella casa buia, enorme e gelida dove quel maledetto telefono non smette mai di squillare. Lo vorrebbe staccare ma non può. Deve sapere le novità da Ghedini sui processi infamanti che ancora lo perseguitano. È sotto processo da decenni, è in fuga da sempre. Che ossessione, che tormento. È proprio vero che la disonestà si paga comunque in un modo o nell’altro e perfino i ricchi la pagano e perfino in Italia. E deve alzare la cornetta per sentire le reazioni alla sua lettera contro il Decreto Dignità. Ha scritto che i 5 Stelle sono peggio dei “comunisti”. Come risposta ha raccolto pernacchie e sterco in faccia come d’abitudine ormai, ma è l’indifferenza generale che gli fa più male. È dannatamente dura credersi il Padreterno e riscoprirsi una iattura nazionale. E lo è ancora di più per un ego superbo come il suo che mai accetterà il suo triste destino. Mai accetterà che il diluvio è già iniziato da tempo e sta miseramente sommergendo anche lui.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 9/7/2018 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 luglio 2018
POLITICA
La dignità è decretata

Di Maio ha illustrato il sacrosanto Decreto Dignità. Si passa ai fatti e su questioni cruciali come il lavoro. Una bella potata alla giungla delle nuove schiavitù creata da quella sinistra che per decenni ha campato spacciandosi per paladina dei lavoratori. Salvo poi tradirli in massa inseguendo la crescita a qualunque costo, anche al costo d’impedire alle persone di costruirsi una vita dignitosa. Un tradimento epocale grazie al quale si è ritrovata a braccetto col centrodestra fino a diventare la stessa cosa, quel Forzapiddì che gli elettori hanno asfaltato il 4 marzo. Ascoltando Pd e Forza Italia criticare il Decreto Dignità, si capisce il perché i cittadini li abbiano cacciati. Ragionano ancora coi paraocchi destra e sinistra, non riescono a liberarsi da quell’ipocrita e fallimentare schema con cui la politica italiana ha fatto di tutto tranne che occuparsi dei problemi dei cittadini. Non riescono a capire che l’unica cosa che conta sia che le idee siano buone e che servano a migliorare la vita delle persone. Il resto sono vuote chiacchiere. Destra e sinistra oggi sono solo artifizi con cui forze politiche senza più senso tentano di salvare fasulle identità e quindi sopravvivere al proprio decesso storico. Fallito il sabotaggio, il Forzapiddì sta scommettendo sul fallimento strada facendo del governo gialloverde. Ma la sua è una opposizione sterile, un rumoroso e contradditorio isterismo. Non hanno capito che per gli italiani il Forzapiddì non ha semplicemente fallito, ma ha tradito. E quando uno tradisce, non ha seconde chance, nemmeno in politica. I cittadini gli hanno voltato le spalle e non torneranno mai più indietro. Non torneranno mai più tra le braccia di Renzi e Berlusconi. È finita. Pd e Forza Italia sono prodotti scaduti da gettare nel cestino della storia italiana. Solo delle forze politiche completamente nuove potranno un giorno ambire a ricoprire l’importante ruolo di opposizione all’era gialloverde. Il Forzapiddì ha perso perfino le briciole del bene più prezioso su cui si regge la politica: la credibilità. E l’ha persa perché ha calpestato non solo la dignità dei lavoratori ma di tutti gli italiani con anni di scandali di corruzione indegni di un paese civile, anni di promesse e bugie al vento, anni di governi sordi alle istanze dei cittadini, anni di caste politiche ingorde e privilegiate e autoreferenziali che invece di alleviare una crisi devastante, l’hanno esasperata. Questo decreto ridona dignità anche in questo senso. Di Maio presenta i provvedimenti con parole caute, sagge e modeste. Esprime soddisfazione per un decreto che prevede molti punti storici per il Movimento e parte del contratto di governo, ma parla di primo passo e di molto ancora da fare per risolvere questioni complesse, parla di provvedimenti che mirano a risolvere problemi reali emersi in anni di attività politica sul territorio che finalmente qualcuno ha raccolto e tradotto in atti governativi. Nessuna vendita di tappeti, nessuno smercio di falsi sogni, nessuna passerella delle vanità, nessuna baggianata ideologica. Solo politica al servizio dei cittadini. Solo politica che lavora per migliorare la vita delle persone. Solo dignità.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 4/7/2018 alle 8:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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