Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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6 marzo 2017
I danni che fa il ritorno di Renzi alla democrazia italiana

Non lasciando la politica come invece aveva promesso in tutte le salse nel caso avesse perso il referendum, Renzi sferra un colpo micidiale alla già malconcia politica italiana. Non è solo un fatto legato al personaggio, che Renzi dicesse bugie lo si era capito dopo pochi mesi di potere. Smentito decine di volte da video e dichiarazioni. Quella del potente che si permette di rimangiarsi la parola, è una questione culturale più seria e generale. E rientra tra quei privilegi che i politici italiani si sono presi alla faccia dei cittadini, alla faccia della democrazia. Rientra nella spiegazione del perché la politica tradizionale dei partiti ha perso credibilità e generato movimenti impensabili solo anni addietro come i 5 Stelle. Le bugie sono il risultato di due privilegi devastanti per la nostra democrazia. Il primo è quello di promettere mari e monti in campagna elettorale e poi essere liberi di non fare nulla o addirittura il contrario di quello che si è promesso. Come se la parola data dalla politica non valesse nulla, come se i cittadini che l’ascoltano non valessero nulla. Il giorno dopo le elezioni cambiano i programmi, cambiano le maggioranze, cambiano le opinioni dei leader, cambiano le priorità dei governi e perfino i governi stessi, secondo logiche che sono tutte interne ai palazzi e fregandosene di quanto detto ai cittadini. Una depravazione gravissima che ha permesso a classi dirigenti d’incapaci e spregiudicati d’arrivare ai vertiti della Repubblica prendendo in giro milioni di persone, ingannandole, ma così facendo perdendo credibilità che è oro per la politica. Il secondo privilegio devastante per la democrazia italiana che si arroga anche Renzi, è quella di non rispondere dei risultati ottenuti. Come invece devono fare gli italiani ogni giorno prima a scuola e poi sul posto di lavoro. Renzi ha governato quasi tre anni, ha avuto un enorme potere tra le mani, ha avuto la possibilità di far vedere cosa è capace di fare e l’efficacia delle sue idee. I risultati sono stati negativi. Su tutti i punti di vista. Eppure Renzi, invece di prenderne atto e farsi da parte, insiste. Se ne frega della realtà, dei risultati ottenuti, e come tutti i suoi predecessori cerca di manipolarli a suo favore. Gioca con le parole e coi numeri per dimostrare che lui ha governato bene e che l’Italia ha bisogno di lui. Stessa cultura dei dinosauri che lui voleva rottamare e che con questa strategia hanno resistito decenni. Si tratta di un privilegio inaccettabile e dannoso per la democrazia perché impedisce il ricambio e la selezione di politici davvero all’altezza dell’enorme sfida che è quella di governare un paese. Un privilegio figlio di una cultura politica che antepone l’ego dei singoli e dei loro gruppi di potere al destino nazionale. La clamorosa giravolta di Renzi dopo la batosta referendaria, dimostra quanto Renzi sia politicamente vecchio e superato, e come manchi di spessore come uomo per ricoprire certe cariche. Se fosse stato un politico di rango, uno statista, Renzi avrebbe dovuto semplicemente mantenere la parola data e ritirarsi dalla politica, anche solo per qualche anno. Prima di farlo, però, avrebbe dovuto ringraziare tutti gli italiani e le istituzioni per l’onore che gli hanno fatto e scusarsi per gli errori commessi. Ma questa è un’altra storia, un altro uomo, un’altra democrazia.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 6/3/2017 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
16 febbraio 2017
POLITICA
Il ricatto del Pd alla democrazia italiana

È uno scandalo che la democrazia italiana non abbia una legge elettorale. L’Italia è infestata da leggi prodotte da uno Stato onnipresente ma gli manca la legge fondamentale, quella che determina le regole del gioco della competizione elettorale. Basterebbe questo per dimostrare il livello squallido dei partiti e della classe dirigente italiana negli ultimi decenni. Politicanti che hanno anteposto la propria cricca e la propria carriera all’interesse nazionale, alla qualità della democrazia. Al punto di tentare di confezionare le regole su misura - prima di competere - in modo da strappare il massimo numero di poltrone possibili. Il Parlamento si è occupato per anni di legge elettorale e dopo sfinite mediazioni per tentare di accontentare meschini interessi di parte, ha partorito due leggi che la Corte ha dichiarato entrambe incostituzionali. Anni di soldi pubblici buttati via per ritrovarsi nel 2016 senza la possibilità di votare. E questo è l’aspetto gravissimo che rende oggi l’Italia una democrazia sospesa: i cittadini italiani oggi sono privi del diritto di poter votare. Gli manca lo strumento. Manca un pezzo fondamentale di sistema democratico. Essendo nell’impossibilità di votare, il governo e il partito di maggioranza che lo regge, il Pd, tengono di fatto la democrazia sotto ricatto. Hanno la scusa di tenersi il potere finché gli conviene, finché non gli verrà comodo rispetto alle proprie beghe interne, finché non vedranno risalire i sondaggi o quant’altro e decideranno che sia tempo di trovare un nuovo accordo sulla legge elettorale e magari andare al voto. Soprattutto alla luce del referendum, della caduta di Renzi e della guerra tra bande nel Pd, si tratta di una situazione che i partiti dell’opposizione non possono accettare. Il presidente Mattarella deve intervenire e se non lo facesse bisogna scendere in piazza e chiedere che venga ripristinato immediatamente il diritto dei cittadini ad andare alle urne in qualunque momento a prescindere dalle esigenze della maggioranza. E solo un voto immediato potrà interrompere la silente deriva antidemocratica che i reggenti stanno seguendo per impedire al popolo di decidere il proprio destino.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 16/2/2017 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 febbraio 2017
POLITICA
Dietro la scissione del Pd

Bersani e D’Alema non contano nulla, se contavano qualcosa avrebbero inciso nei tre anni di governo Renzi. Danno solo fastidio e più si espongono più rafforzano Renzi ed i suoi tirapiedi. La novità dopo la Waterloo referendaria, è che dei pezzi del regime renziano si sono staccati. Il ministro Orlando, Emiliano governatore pugliese e quello toscano Rossi. Quali sono le ragioni di tale frattura? Forma e contenuti. Forma, a molta gente di centrosinistra il neo populismo berlusconiano col grande capo al comando, l’annientamento del partito e degli organismi intermedi, non va giù. Vogliono tornare intorno ad un tavolo e parlare come un partito che si definisce democratico dovrebbe fare. Sostanza, Renzi ha copiato alla destra anche il programma togliendo diritti ai lavoratori, delegittimando i sindacati e andando in passerella con Marchionne e banchieri. Quello di Renzi non ha nulla a che fare col Pd originario a trazione popolare. Renzi ha potuto fare quello che ha voluto perché messo lì da Napolitano per dare una scossa ad un paese addormentato. Il Pd si è adeguato, per interessi, per amor della ditta e amor di patria. Il problema è stato che oltre alla batosta madornale al referendum, Renzi ha fallito clamorosamente tutti gli obiettivi. Sia quelli delle riforme istituzionali che quelli della ripresa economica. I fatti: la quantità e la qualità del lavoro, i salari e il costo della vita, le tasse, i servizi pubblici, le prospettive per i giovani, la realtà, rema tutta contro Renzi. Un fallimento politico che sta risvegliando nel popolo, forti nostalgie verso una vera politica di sinistra che oggi in Italia è rimasta senza voce. E cioè visto che scimmiottare Berlusconi non ha funzionato, tanto vale fare la sinistra per davvero. Il successo dei rivoltosi dipenderà dalla base, dagli elettori, alla fine. Quanti sostenitori del Pd si sono berlusconizzati e si sono personalmente innamorati di Renzi e si trovano a loro agio nel populismo, e quanti invece riescono ad ammettere il fallimento storico di Renzi, forme e contenuti, e tornano ad anteporre la coerenza a dei valori ad una storia ad una cultura e a quello che ne rimane. Sono due vie profondamente diverse a confronto, e contenuti che possono portare ad una scissione se il popolo del Pd decidesse di rimanere tale e smetterla di fidarsi di qualche pifferaio magico come ha fatto la destra per troppi anni inutilmente.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 15/2/2017 alle 20:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 febbraio 2017
POLITICA
Il mio ultimo libro ...

Ciao, ecco il mio ultimo libro. S’intitola “Rifugiati” e racconta la mia disavventura in un paesino abbandonato della Lucania. Sono andato a scrivere un libro, vivevo tranquillo col vecchio Elio poi sono arrivati gli immigrati e con loro i problemi ma anche sfide esaltanti … l’estate lucana, l’amore improvviso, la mente che si espande, i sorrisi e le lacrime, la tolleranza in tempi d’invasione illegale di massa ...

Spero sia di vostro gradimento e condividete!

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Grazie,

Tommaso





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13 febbraio 2017
POLITICA
Congresso del Ciaone

Segnato in faccia, pallido, voce incerta e a strappi. Renzi sembra il cugino sfigato del Premier più arrogante della storia repubblicana. Dice che legge molto e si diverte e girerà l’Italia per capire cosa non ha funzionato in vista del congresso. Che un egoarca come lui si diverta a casa da solo senza lavoro e riflettori, è una menzogna come quella che si sarebbe ritirato dalla politica. Che un egoarca come lui ammetta che la colpa è sua, del suo carattere, è una chimera. Anche perché non funzionando lui come persona, l’unica soluzione logica è che cambi mestiere. Lo dice la sua faccia smorta, il genio fiorentino si è tagliato i coglioni da solo e ci sta male, non si dà pace e non vedrebbe l’ora di tornare. Il problema è che il 60% almeno del paese non lo può neanche vedere e anche nel suo partito l’aria sta cambiando. Non che i suoi rivali siano un granché. Speranza ha il carisma di un metronotte, il toscano Rossi parla sottovoce un politichese incomprensibile, il pugliese Emiliano è generoso e solido ma troppo locale. E’ proprio il vento politico che è cambiato in modo irreversibile. Renzi ha portato il Pd a destra, ha massacrato i lavoratori e flirtato con le banche, così è percepito anche nel Pd, e ora che è stato costretto a convocare il congresso dovrà risponderne. E lo dovrà fare sia sui contenuti neo berlusconiani della sua politica, sia sui metodi populisti con cui ha governato paese e partito. Come aggravante, la sbornia renziana, le sue forzature, non hanno portato risultati concreti. Crescita, occupazione, legalità, giustizia sociale, niente, il governo del Partito democratico ha nei fatti fallito clamorosamente. La linea neo berlusconiana ha poi esasperato le contraddizioni interne di un partito in cui i vecchi dinosauri sono ancora tutti lì e non hanno mai superato l’essere post comunisti e post democristiani a parole, ma non nella cultura che ancora li anima. Una guerra tra bande riscoppiata insieme al bluff populista. E se la base del Pd (e non gli elettori ex Foza Italia e di destra che hanno votato Renzi) finalmente interpellata col congresso confermerà tutto questo, per Renzi non c’è nessun futuro né nel partito né nel paese. Solo un triste ciaone.

Tommaso Merlo


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permalink | inviato da Merlo il 13/2/2017 alle 20:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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