Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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16 novembre 2017
POLITICA
Cacciare i Tavecchio é un dovere

Non c’entra l’età, se fallisci devi andartene a casa. Non c’entra nemmeno se sei stato eletto o meno su quella poltrona, contano i risultati. Tavecchio e Renzi hanno fallito clamorosamente. Lo dicono i numeri, lo dicono i fatti. Con Tavecchio il calcio non potrà riformarsi, così come il centrosinistra con Renzi. La loro sola presenza genera divisioni interne e disprezzo del pubblico. Genera un clima di guerra permanente e ostilità che impedisce ogni innovazione, ogni progresso. Eppure entrambi sono privi della dignità sufficiente per capirlo da soli, mettono se stessi davanti alle organizzazioni che guidano, davanti all’Italia. Ma questo è un problema di sistema. Noi ci dobbiamo tutelare, certi personaggi non dovrebbero nemmeno arrivare in cima ma se ci arrivano ci deve essere un modo per cacciarli quando falliscono. Ci deve essere un modo per toglierseli di torno. Berlusconi, condannato evasore fiscale, espulso dal Parlamento e colluso con la mafia guida un partito politico e ultraottantenne si vuole candidare. Il problema è l’ego malato di quel vecchio ma anche del 14% pronto a votarlo. È un problema culturale di sistema. L’Italia sembra non capire l’importanza della meritocrazia, dell’igiene pubblica. Non capisce che essere governati da persone pulite e capaci è un nostro diritto e dobbiamo pretenderlo con rigore. E cacciare a calci i potenti che falliscono è un dovere civile che va oltre le partigianerie perché ci riguarda tutti, come italiani desiderosi di vivere in un paese sano e moderno.

Tommaso Merlo


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permalink | inviato da Merlo il 16/11/2017 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 novembre 2017
politica interna
La mafia vince in Sicilia ma non solo …

Il Bomba non lo votano più neanche i parenti, prima o poi imploderà e amen. La mafia invece continua a votare destra. Meno, si astengono pure loro ma il fascista Musumeci si è tappato il naso a sufficienza per raccattare i voti che gli servivano per vincere. Una manciata, sporca. Cinque anni con la camicia imbrattata di fango, son soddisfazioni. E che la Commissione antimafia chiuda, cosa servono i nomi dei criminali dopo il voto? Ad umiliare chi non vuole rassegnarsi all’onestà? Quando Berlusconi vinse 61 a 0 in Sicilia, per chi votò la mafia? Nessuno ha mai risposto. Sono seguite sentenze che in qualsiasi paese moderno avrebbero costretto la mummia di Arcore dietro alle sbarre o a scappare dalla vergogna. E invece quel vecchio rincoglionito ce lo troviamo che gira ancora col pannolone a osannare la vittoria dei moderati. Come se chi fa affari con la mafia potesse definirsi moderato e non brutale estremista assetato di potere. Colpa della demografia, siamo un paese di vecchi, anche dentro, e l’incontinenza fa tenerezza. Colpa delle bagasce politiche all’alfano pronte a fare le protesi di chiunque gli dia un posto dove appoggiare il deretano per un po'. Il Movimento 5 Stelle vince da solo contro una accozzaglia di partiti che non hanno nulla in comune se non la determinazione a continuare ad arricchirsi sulle spalle dei cittadini come parassiti assatanati. Eserciti di piccoli ego bulimici in cerca di una sedia, di una rendita, di un senso nella loro inutile vita. Gli stessi che hanno rovinato la Sicilia e l’Italia intera. Eppure la metà non vota, se ne sta a casa sul divano a guardare Barbara d’Urso anche quando ha l’occasione di cambiare le cose. Troppi anni di delusioni e abusi che hanno convinto la maggioranza che la politica alla fine non conti nulla. Come se la mala politica del passato abbia distrutto perfino la politica in sé, convincendo le persone che l’unica soluzione sia fottersene. Una idea suicida che oggi permette a Musumeci e ai suoi amici di rimanere a galla e che rischia di condannare l’intero paese se non curata. Questa è la sfida dei prossimi mesi come dice giustamente Luigi: far rinascere la fiducia nella politica. Senza di essa la democrazia non ha senso, da soli non contiamo nulla e rischiamo di dare il nostro destino comune in mano a dei criminali come dimostra il rigurgito fascista. Quella del Movimento in Sicilia è una vittoria storica. Una vittoria politica e anche morale. Da oggi fare certe porcherie sarà molto più difficile a Palermo e dobbiamo insistere perché un domani lo sia anche a Roma.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 7/11/2017 alle 7:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 marzo 2017
I danni che fa il ritorno di Renzi alla democrazia italiana

Non lasciando la politica come invece aveva promesso in tutte le salse nel caso avesse perso il referendum, Renzi sferra un colpo micidiale alla già malconcia politica italiana. Non è solo un fatto legato al personaggio, che Renzi dicesse bugie lo si era capito dopo pochi mesi di potere. Smentito decine di volte da video e dichiarazioni. Quella del potente che si permette di rimangiarsi la parola, è una questione culturale più seria e generale. E rientra tra quei privilegi che i politici italiani si sono presi alla faccia dei cittadini, alla faccia della democrazia. Rientra nella spiegazione del perché la politica tradizionale dei partiti ha perso credibilità e generato movimenti impensabili solo anni addietro come i 5 Stelle. Le bugie sono il risultato di due privilegi devastanti per la nostra democrazia. Il primo è quello di promettere mari e monti in campagna elettorale e poi essere liberi di non fare nulla o addirittura il contrario di quello che si è promesso. Come se la parola data dalla politica non valesse nulla, come se i cittadini che l’ascoltano non valessero nulla. Il giorno dopo le elezioni cambiano i programmi, cambiano le maggioranze, cambiano le opinioni dei leader, cambiano le priorità dei governi e perfino i governi stessi, secondo logiche che sono tutte interne ai palazzi e fregandosene di quanto detto ai cittadini. Una depravazione gravissima che ha permesso a classi dirigenti d’incapaci e spregiudicati d’arrivare ai vertiti della Repubblica prendendo in giro milioni di persone, ingannandole, ma così facendo perdendo credibilità che è oro per la politica. Il secondo privilegio devastante per la democrazia italiana che si arroga anche Renzi, è quella di non rispondere dei risultati ottenuti. Come invece devono fare gli italiani ogni giorno prima a scuola e poi sul posto di lavoro. Renzi ha governato quasi tre anni, ha avuto un enorme potere tra le mani, ha avuto la possibilità di far vedere cosa è capace di fare e l’efficacia delle sue idee. I risultati sono stati negativi. Su tutti i punti di vista. Eppure Renzi, invece di prenderne atto e farsi da parte, insiste. Se ne frega della realtà, dei risultati ottenuti, e come tutti i suoi predecessori cerca di manipolarli a suo favore. Gioca con le parole e coi numeri per dimostrare che lui ha governato bene e che l’Italia ha bisogno di lui. Stessa cultura dei dinosauri che lui voleva rottamare e che con questa strategia hanno resistito decenni. Si tratta di un privilegio inaccettabile e dannoso per la democrazia perché impedisce il ricambio e la selezione di politici davvero all’altezza dell’enorme sfida che è quella di governare un paese. Un privilegio figlio di una cultura politica che antepone l’ego dei singoli e dei loro gruppi di potere al destino nazionale. La clamorosa giravolta di Renzi dopo la batosta referendaria, dimostra quanto Renzi sia politicamente vecchio e superato, e come manchi di spessore come uomo per ricoprire certe cariche. Se fosse stato un politico di rango, uno statista, Renzi avrebbe dovuto semplicemente mantenere la parola data e ritirarsi dalla politica, anche solo per qualche anno. Prima di farlo, però, avrebbe dovuto ringraziare tutti gli italiani e le istituzioni per l’onore che gli hanno fatto e scusarsi per gli errori commessi. Ma questa è un’altra storia, un altro uomo, un’altra democrazia.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 6/3/2017 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
16 febbraio 2017
POLITICA
Il ricatto del Pd alla democrazia italiana

È uno scandalo che la democrazia italiana non abbia una legge elettorale. L’Italia è infestata da leggi prodotte da uno Stato onnipresente ma gli manca la legge fondamentale, quella che determina le regole del gioco della competizione elettorale. Basterebbe questo per dimostrare il livello squallido dei partiti e della classe dirigente italiana negli ultimi decenni. Politicanti che hanno anteposto la propria cricca e la propria carriera all’interesse nazionale, alla qualità della democrazia. Al punto di tentare di confezionare le regole su misura - prima di competere - in modo da strappare il massimo numero di poltrone possibili. Il Parlamento si è occupato per anni di legge elettorale e dopo sfinite mediazioni per tentare di accontentare meschini interessi di parte, ha partorito due leggi che la Corte ha dichiarato entrambe incostituzionali. Anni di soldi pubblici buttati via per ritrovarsi nel 2016 senza la possibilità di votare. E questo è l’aspetto gravissimo che rende oggi l’Italia una democrazia sospesa: i cittadini italiani oggi sono privi del diritto di poter votare. Gli manca lo strumento. Manca un pezzo fondamentale di sistema democratico. Essendo nell’impossibilità di votare, il governo e il partito di maggioranza che lo regge, il Pd, tengono di fatto la democrazia sotto ricatto. Hanno la scusa di tenersi il potere finché gli conviene, finché non gli verrà comodo rispetto alle proprie beghe interne, finché non vedranno risalire i sondaggi o quant’altro e decideranno che sia tempo di trovare un nuovo accordo sulla legge elettorale e magari andare al voto. Soprattutto alla luce del referendum, della caduta di Renzi e della guerra tra bande nel Pd, si tratta di una situazione che i partiti dell’opposizione non possono accettare. Il presidente Mattarella deve intervenire e se non lo facesse bisogna scendere in piazza e chiedere che venga ripristinato immediatamente il diritto dei cittadini ad andare alle urne in qualunque momento a prescindere dalle esigenze della maggioranza. E solo un voto immediato potrà interrompere la silente deriva antidemocratica che i reggenti stanno seguendo per impedire al popolo di decidere il proprio destino.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 16/2/2017 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 febbraio 2017
POLITICA
Dietro la scissione del Pd

Bersani e D’Alema non contano nulla, se contavano qualcosa avrebbero inciso nei tre anni di governo Renzi. Danno solo fastidio e più si espongono più rafforzano Renzi ed i suoi tirapiedi. La novità dopo la Waterloo referendaria, è che dei pezzi del regime renziano si sono staccati. Il ministro Orlando, Emiliano governatore pugliese e quello toscano Rossi. Quali sono le ragioni di tale frattura? Forma e contenuti. Forma, a molta gente di centrosinistra il neo populismo berlusconiano col grande capo al comando, l’annientamento del partito e degli organismi intermedi, non va giù. Vogliono tornare intorno ad un tavolo e parlare come un partito che si definisce democratico dovrebbe fare. Sostanza, Renzi ha copiato alla destra anche il programma togliendo diritti ai lavoratori, delegittimando i sindacati e andando in passerella con Marchionne e banchieri. Quello di Renzi non ha nulla a che fare col Pd originario a trazione popolare. Renzi ha potuto fare quello che ha voluto perché messo lì da Napolitano per dare una scossa ad un paese addormentato. Il Pd si è adeguato, per interessi, per amor della ditta e amor di patria. Il problema è stato che oltre alla batosta madornale al referendum, Renzi ha fallito clamorosamente tutti gli obiettivi. Sia quelli delle riforme istituzionali che quelli della ripresa economica. I fatti: la quantità e la qualità del lavoro, i salari e il costo della vita, le tasse, i servizi pubblici, le prospettive per i giovani, la realtà, rema tutta contro Renzi. Un fallimento politico che sta risvegliando nel popolo, forti nostalgie verso una vera politica di sinistra che oggi in Italia è rimasta senza voce. E cioè visto che scimmiottare Berlusconi non ha funzionato, tanto vale fare la sinistra per davvero. Il successo dei rivoltosi dipenderà dalla base, dagli elettori, alla fine. Quanti sostenitori del Pd si sono berlusconizzati e si sono personalmente innamorati di Renzi e si trovano a loro agio nel populismo, e quanti invece riescono ad ammettere il fallimento storico di Renzi, forme e contenuti, e tornano ad anteporre la coerenza a dei valori ad una storia ad una cultura e a quello che ne rimane. Sono due vie profondamente diverse a confronto, e contenuti che possono portare ad una scissione se il popolo del Pd decidesse di rimanere tale e smetterla di fidarsi di qualche pifferaio magico come ha fatto la destra per troppi anni inutilmente.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 15/2/2017 alle 20:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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