Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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18 gennaio 2018
POLITICA
Sti benedetti ….

Il patron di La Repubblica esce allo scoperto e non certo per caso. Certi uomini per caso non fanno nulla. Vedendolo seduto al tavolo della Gruber, De Benedetti sembra un giocatore di poker, schiena in avanti, gomiti appoggiati sul tavolo, è teso, pronto a rilanciare, a bleffare. Si è preparato e si vede, le ovvie domande sullo scandalo di Insider-Renzi le glissa con agilità: “mai visto né sentito nulla, tutto falso”. Le intercettazioni lo inchiodano brutalmente ma lui nega come un candido ragazzino e chiede nuove carte. Si vede l’esperienza di una vita spesa a sguazzare nei piani alti, nell’olimpo dei ricchi e dei potenti. Solo l’età avanzata smaschera i rilanci troppo azzardati, il labbro inferiore pende, il verbo gli sfugge ed arranca a tenere i ritmi del gioco. “A che titolo i rapporti con Renzi?”, domande ingenue. De Benedetti rivela di far colazione con il gotha politico mondiale da sempre. Pare che da Clinton a Schröder abbiano fatto a gara per intrattenersi con lui e questo per lo scontato motivo che il signor De Benedetti da Torino ne vale la pena. Già, spessore morale, bagaglio culturale e profondità di pensiero, una caratura degna dei capi di Stato. Chi meglio di lui per rappresentare il Belpaese nello scibile. I suoi soldi non c’entrano nulla, la sua sete di potere neppure, i suoi giornali ancora meno. Si gioca e il tavolo da poker lo smentisce mestamente, la sua persona lo smentisce. La sensazione è di un vecchio giocatore che se non avesse dedicato la vita intera ad accumulare soldi e potere sarebbe seduto al tavolo della sua cucina con una bottiglia di barbera davanti. Le carte girano e “il benedetto” dice che Scalfari è cotto e ingrato, Calabresi non ha gli attributi e Renzi ha deluso. Ci voleva lui per capirlo, davvero un illuminato. Dice che l’amore per La Repubblica gli è costato un botto di soldi e su questo c’è da credergli visto l’esodo biblico dei suoi lettori. Si dimentica però di dire che è grazie alle centinaia di giornalisti a busta paga che ha tenuto per decenni una certa politica per le palle - a sua insaputa ovviamente – ed ha assunto una dimensione politica. Di ricchi sfondati ce n’è in giro tanti, che prendono cappuccino e cornetto coi premier meno, che si vantano che leggi come il Jobs Act siano “roba loro” ancora meno. Mani rapide e incolori poi un lampo di luce. “il benedetto” dice che dopo quindici anni di guerra e silenzi ha ricevuto una recente telefonata da Berlusconi, il suo nemico storico. Silvio gli ha sgraffignato la Mondadori corrompendo i giudici. Bella gente, bei tempi. De Bendetti dice che ha messo giù il telefono perché lui non fa politica. Già, mai fatta. Poi tocca a Di Maio. “L’avete visto il suo curriculum?”, roba da non credere. Già, rispetto a quelli dei “benedetti” roba da non credere davvero. L’Italia è devastata dalla cattiva politica, dettagli. Di Maio senza soldi e potere è un pulcino, il Movimento 5 Stelle senza intrighi e giornali è un controsenso. Bla, bla, bla. Girano le solite carte, prevale la noia e la piacevole sensazione che ben presto the game will be over.

Tommaso Merlo

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17 gennaio 2018
POLITICA
La razza Salvini e l’uomo nero

L’anno scorso sono scappati dall’Italia 250 mila italiani di “razza pura” mentre sono sbarcati nel Belpaese solo 120 mila immigrati e tra loro molti hanno pensato bene di riprendere il viaggio verso altri paesi Europei. Tra i 5,4 milioni di stranieri presenti oggi in Italia, la maggioranza sono di “razza bianca”, sono rumeni, albanesi, ucraini, moldavi e pure cinesi che però forse per la Lega sono di “razza gialla”. Su questo punto Salvini dovrebbe specificare, conta solo il colore della pelle? Russi e slavi passano? E che si fa con i sangue misti? Attendiamo una nuova legge razziale per fare chiarezza. Nel frattempo, che il fenomeno dell’immigrazione clandestina di massa sia un problema serio, che i flussi vadano controllati e coloro che non hanno diritto vadano rimpatriati, non lo nega nessuno. Ma sfruttare biecamente l’emergenza a fini politici, è da sciacalli. Una vera specialità della Lega che riuscì ad arrivare a Roma a furia di prendersela coi “terroni” salvo poi dimenticarseli ed occuparsi di diamanti e motoscafi. Bossi è ancora in giro per tribunali mentre di Indipendenza della Padania non ne parlano nemmeno più a Pontida e in Italia non abbiamo l’ombra neanche del federalismo. Per risalire dagli zero virgola in cui erano crollati, Salvini ha rispolverato lo stesso schema razzista questa volta prendendosela con l’uomo nero. Con la perla di passare dall’antifascismo e anti centralismo bossiano, al neo fascismo nazionale. Del resto i negri li detestano anche molti meridionali - ha pensato Salvini - e di fascisti orfani in giro ve ne sono ancora e gli schizzinosi rimangono fuori dal Palazzo. Sfruttare paura, rabbia ed ignoranza nei momenti di crisi garantisce voti ma è proprio la storia della Lega a dimostrare che non serve a nulla. Per risolvere i problemi complessi come quello dell’immigrazione clandestina serve collegialità, lucidità, lungimiranza, credibilità internazionale, tutte caratteristiche che la Lega di Salvini non avrà mai. Se bastasse dar retta alle urla di qualche imbonitore politico per risolvere i problemi, l’Italia sarebbe un paradiso in Terra. Se poi quell’imbonitore è considerato un razzista e un fascista sia in Italia che all’estero, ancora peggio. Si finisce solo per rimanere isolati e quindi impotenti rispetto a problemi che vanno oltre i nostri confini. Con gli isterici estremismi di Salvini finirebbe tutto in cagnara in attesa del prossimo salto della quaglia leghista. Fino a ieri Salvini tuonava contro Berlusconi e starnazzava sulla necessità di un profondo rinnovamento politico, oggi si candida a prendere il posto di Alfano prima maniera come cameriere di corte. Un meschino opportunismo da politico della peggiore razza. Altro che uomo nero.

Tommaso Merlo

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15 gennaio 2018
POLITICA
Caro astensionista …

Nessun popolo occidentale è stato abusato dalla mala politica come quello italiano. È incredibile la quantità di scandali e disastri accumulati dalle classi dirigenti negli ultimi decenni. Un tradimento doloroso e continuo. Invece di aiutare i cittadini a risolvere i problemi, la politica in Italia è sempre stata il problema più grave. Sono quindi del tutto comprensibili le alte percentuali di astensionismo. Un ladro bugiardo, rosso o nero che sia, sempre quello rimane e non ha senso scegliere da chi farsi derubare o prendere in giro. Meglio girare le spalle come estrema reazione di difesa e di offesa. Gli astensionisti che hanno perso fiducia nella democrazia sono difficilmente recuperabili, bisognerà sperare nei loro figli. Ma per coloro che hanno perso solo fiducia nella politica, nei partiti, si presenta una occasione storica il 4 marzo. Per la prima volta dopo decenni si è aperta una reale finestra di cambiamento. Dopo decenni in cui nelle urne ci propinavano finte alternative o partiti pseudo innovatori ma senza nessuna possibilità di vincere, oggi il Movimento 5 Stelle potrebbe farcela. Una grande occasione per cambiare davvero. Il Movimento è tante cose ma prima tutto è una rivoluzione culturale. Questo gli astensionisti lo devono capire. Il Movimento si propone di cambiare il modo in cui si fa politica: basta coi professionisti del malaffare, basta coi cartelli elettorali di qualche lobby o barone, basta con le paturnie egoarche di qualche mediocre, basta all’arroganza dei poteri occulti criminali, basta con patetici rigurgiti ideologici, del resto la loro occasione l’hanno avuta e l’hanno sprecata, è tempo che i cittadini traditi facciano da soli entrando nelle istituzioni, è tempo che i cittadini abusati si rimbocchino le maniche. Il cuore del problema astensionista è la credibilità e le parole non servono a nulla. Non servono più. Per questo il Movimento ha fatto l’unica cosa possibile: i fatti. Ha deciso che siano i portavoce a fare dei sacrifici concreti in prima persona ad esempio tagliandosi gli stipendi e rinunciando ai rimborsi elettorali e coloro che hanno già fatto due mandati stanno tornando a casa. I portavoce a 5 Stelle hanno introdotto standard di trasparenza, di legalità, di comportamento nelle istituzioni che erano sconosciuti al marciume politico italiano e che dovranno divenire patrimonio collettivo. Onestà, trasparenza, disinteresse, ricambio, coerenza verso gli elettori, politica come servizio verso gli altri, sono valori fondanti di una democrazia moderna, sono cultura di fondo, sono le basi comuni su cui poi sviluppare le diverse idee. La priorità di oggi é risanare la democrazia, solo dopo potremo ricominciare a svolazzare coi distinguo. La priorità di oggi è ripulire le istituzioni, liberarci dalla corruzione, dalle caste, dalla politica come business, dai conflitti d’interesse, dalle criminalità, dalla prigionia di stampa, dall’arrivismo spregiudicato e da tutte quelle storture che ci inchiodano in questo sempiterno letamaio. Il Movimento mira quindi a risanare le ragioni profonde per cui milioni di cittadini hanno deciso di astenersi. Questo va capito, questo va spiegato. Il 4 marzo non si sceglie tra partiti e coalizioni, non si sceglie tra i soliti leader di cartone, ma si sceglie tra passato e futuro, tra vecchio e nuovo, tra coloro che hanno deturpato l’Italia e cittadini che non si vogliono rassegnare e si mettono a disposizione per ricostruire la nostra democrazia.

Tommaso Merlo




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12 gennaio 2018
POLITICA
Renzi, De Benedetti e la nuova schiavitù

Renzi si è bruciato in pochi anni non certo solo per il suo caratteraccio. Oltre alla sua cinica arroganza ci sono ragioni di sostanza politica. Il recente scandalo di insider trading ce lo dimostra. De Benedetti racconta che fu l’allora sindaco di Firenze a volerlo conoscere per “chiedere pareri”, una collaborazione cresciuta al punto che i due condividevano regolari breakfast a Palazzo Chigi. Renzi, cioè, fin da quando era sindaco, per emergere, si fece amici i potenti, i ricchi e in seguito ha governato a braccetto con loro. Mentre girava l’Italia nei teatri a parlare di rottamazione e rinnovamento, cercava la sponda dei baroni che reggono l’Italia dietro le quinte da sempre. Se li fece amici, ottenne il loro appoggio offrendo ed ottenendo ovviamente garanzie e contropartite (lo stoico servilismo di la Repubblica ha finalmente un perché). Una costante nella carriera di Renzi, dalla visita ad Arcore a Berlusconi, alle passeggiate con Marchionne fino al brindisi con Jeff Bezos di Amazon. L’azione politica di Renzi è sempre partita dalla testa del pesce (anche se è quella che puzza di più) ed è sempre andato in giro a raccontare l’opposto, che lui e il suo Pd riformavano l’Italia nell’interesse nostro. Altro che storytelling qui siamo al meschino doppio gioco, ad un bluff di dimensioni storiche. Renzi, presunto uomo di sinistra, come prima cosa si è sempre inginocchiato davanti ai padroni, ha sempre prima intrallazzato con loro senza neanche passare dai cancelli e dalle officine, senza mai sporcarsi le mani e la camicia ma limitandosi a raccontare balle ai quattro venti in televisione a cose fatte. È lo stesso De Benedetti ad ammetterlo quando dice addirittura “il Jobs Act gliel’ho suggerito io”. E cioè, per riformare il lavoro - storicamente il cuore della politica di centrosinistra – Renzi non ha consultato operai, impiegati, disoccupati e precari, no, non ha perso tempo col popolo, ma lo ha concepito a colazione con un magnate miliardario, un capitalista di vecchio corso invischiato nell’editoria e nella finanza da quando Renzi andava ancora ai lupetti. Un triplo tradimento. Quello della rottamazione, quello del mondo di sinistra e quello di una democrazia degna di essere definita tale. È inaccettabile che aspetti così cruciali della vita delle persone come il lavoro siano state anche solo influenzate da gente come De Benedetti senza nessun titolo, senza nessuna legittimità ad aprire bocca e soprattutto lontano anni luce dai poveri cristi che per due Euro ogni giorno cercano di tirare avanti. Una scena aberrante. Un vecchio miliardario e il suo sodale politico che a colazione reintroducono la schiavitù in Italia. Quante altre decisioni del governo Renzi sono state prese dietro le quinte da qualche potere occulto? E da quali? Banche? Massoneria? Lobby delle armi o dei medicinali o del petrolio? Che Renzi abbia fatto guadagnare a De Benedetti 600 mila Euro in un giorno spifferandogli in esclusiva dell’imminente decreto sulle banche popolari, è il meno. Monetine per De Benedetti. Lo scandalo è soprattutto politico e spiega sia l’ascesa fulminea di Renzi, sia la sua prematura e misera fine. Renzi è stato la faccia nuova di un sistema di potere vecchio e marcio, lo stesso che ha sfasciato l’Italia e oggi cocciutamente tenta di rimanere a galla per continuare a fare i propri porci comodi.

Tommaso Merlo




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11 gennaio 2018
POLITICA
Casini, D’Alema e i pannolini lavabili

Bisogna scavare più a fondo, andare oltre la politica, per capire il perché dopo quarant’anni di attività una persona insista a ricandidarsi. Siamo nell’ambito di patologie esistenziali, di mero egotismo. Non è una questione di soldi. Dopo decenni in Parlamento stiamo parlando di multimilionari con villa al mare, barche, vigneti, attici. Basta fare due conti. Ricchi che smettendo di fare politica continuerebbero a guadagnare con pensioni e vitalizi d’oro. Di soldi nostri se ne sono intascati anche fin troppi, ma essendo deviati, non sono in grado di goderseli davvero, altrimenti lascerebbero. Forse pensano che abbiamo bisogno di loro? No, non esageriamo, tranne rari casi non è un problema di demenza senile e l’altruismo non c’entra nulla, non è mai c’entrato nulla in queste vicende. Quanto alla meritocrazia non sanno nemmeno cosa sia. È un concetto che non è mai esistito nella politica italiana. Da noi i politici - tra i tanti vergognosi privilegi - si sono sempre arrogati anche quello di non risponde dei risultati raggiunti. Nascosti dietro a qualche organo collegiale o a dati manipolati o alle bieche bugie, i politici si sono sempre sottratti alle responsabilità dei danni che hanno causato. Cosa che gli viene naturale trattandosi di uomini che non hanno mai lavorato davvero e cosa indispensabile per riciclarsi come pannolini lavabili. La vera ragione per cui i politici di lungo corso si gettano nel ridicolo ricandidandosi all’infinito, è una malattia del loro ego. Una deformazione che hanno maturato in decenni di vita pubblica. Si tratta di anziani che non avendo fatto altro in vita loro, nei decenni si sono autoconvinti di essere il personaggio che recitano. L’uomo Casini o D’Alema non esiste, esiste solo il politico Casini o D’Alema, l’onorevole Casini o D’Alema, il presidente Casini o D’Alema. Esiste quel personaggio che tutte le mattine indossa il suo costume di scena - giacca e cravatta - e dopo aver imparato la parte leggendo i giornali o consultando i colleghi, va ad esibirsi in aula o in qualche conferenza o studio televisivo. Senza un palco, senza una parte da recitare, senza la visibilità, senza la popolarità, quell’attore perirebbe nell’ombra, soffrirebbe brutalmente perché privo di una dimensione propria, di una interiorità e di un significato individuale da coltivare, di passioni e attività che non siano la parte del politico, del personaggio pubblico. Per questo, nonostante la palese fine politica della propria parabola, nonostante sia cambiato il paradigma, nonostante i disastrosi fallimenti accumulati, nonostante siano detestati dalla stragrande maggioranza dei cittadini, nonostante abbiano cambiato idee e casacche decine di volte perdendo ogni residuo di credibilità, non hanno alternativa che tentare di restare sul palco della politica perché per loro significa sopravvivere, esistere. Poveretti. Cariche pubbliche più che uomini. Macchiette prigioniere di un mesto copione. Un cattivo esempio da spiegare alle nuove generazioni. La politica deve essere un servizio temporaneo alla collettività offerto da cittadini degni e figli del presente obbligati a rispondere sempre del proprio operato. Che siano le urne a scremare i pannolini lavabili è una chimera in un paese con leggi elettorali fatte su misura, con l’uso costante delle menzogne propagandistiche, col voto di scambio imperante e la selva di conflitti d’interesse e ricatti incrociati. Dopo due mandati i pannolini lavabili vanno gettati. Non è più tollerabile che un popolo intero soffra per colmare le patologie esistenziali di qualche fallito.

Tommaso Merlo




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