Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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25 aprile 2018
POLITICA
Poveri elettori leghisti

Salvini ha preferito Berlusconi ai suoi elettori. Poverini. In molti hanno votato Lega per la prima volta terrorizzati dall’invasione dei baluba, imbestialiti con Renzi e per pagare meno tasse. Ed invece dal 4 marzo in poi sembra che rispedire gli invasori a casa loro non sia più un’emergenza impellente. Quanto alla flat tax al 15% passerà alla storia come la più grossa cialtronata detta in campagna elettorale dal dopoguerra ad oggi. Quanto a Renzi e compagnia bella, per colpa di Salvini rischiano di tornare dalla finestra. Salvini poteva agilmente formare un governo col Movimento 5 Stelle e passare a qualche fatto concreto ed invece è rimasto al guinzaglio del suo vecchio padrone di Arcore. Di Maio lo ha aspettato per settimane, si sono sentiti fino alla noia, hanno concordato le presidenze delle camere, ma alla fine Salvini è rimasto a cuccia. Si pensava che Salvini la smettesse di scodinzolare al suo padrone e trovasse la forza di ringhiargli contro quando il tribunale di Palermo ha confermato come Berlusconi con la mafia ci ha trattato eccome e pure da premier. Ma niente, Salvini al di là di vaghi bau bau ai giornalisti non è andato. Il futuro della Lega dipenderà da che spiegazione i suoi poveri elettori last-minute daranno a tale tradimento di Salvini. Non gli elettori di Pontida, quelli hanno continuato a votare Lega anche quando i soldi del partito finivano in diamanti e motoscafi, ma quelle vagonate di voti presi dagli immigrati dal Pd e da Forza Italia che hanno votato Salvini per la prima volta. Poveracci, si sono fidati delle sue promesse mirabolanti, della sua impetuosa volontà di cambiamento e del suo carattere arcigno e deciso ed invece quel ruggente leone padano si è trasformato in un tenero dudù una volta incassati i voti e una poltrona nuova di pacca in madre patria. Si sa come sono fatti certi padani, sbraitano di voler ribaltare il mondo, poi una volta a Roma finiscono ad abbuffarsi di code alla vaccinara e tra sole e serate romantiche mettono su pancia e dalle poltrone non li smuovi più. Dall’”Indipendenza della Padania” al “Francia o Spagna basta che se magna”. Dopo quasi due mesi ad uggiolare, Salvini si difende sbandierando la sua fedeltà inamovibile alla coalizione di centrodestra. Una scusa a cui non crede nessuno, col suo padrone finisce a morsi un giorno sì e l’altro pure e se Berlusconi avesse vinto le elezioni avrebbe scaricato Salvini e inciuciato col Pd in un nanosecondo. Come era del resto nei piani e come ha fatto per anni mentre la Lega era all’opposizione ad abbaiare ferocemente. Ma allora come si spiega la cocciutaggine leghista? A sentire Salvini non è vero che il suo padrone ha qualche dossier scottante contro di lui (già, altrimenti ce lo avrebbe detto) e non è nemmeno vero che ha paura che il suo padrone lo picchi con giornali e televisioni se disubbidisce (già, altrimenti ce lo avrebbe detto). E allora perché ad un passo dallo scrivere la storia con quel governo di cambiamento chiesto a gran voce dagli italiani, Salvini ha rinunciato tradendo i suoi elettori? Perché ha fatto i calcoli ed ha anteposto la sua carriera personale e gli interessi della Lega ai problemi dei cittadini che diceva di voler risolvere. Tipo che col centrodestra sarebbe stato il numero uno mentre col Movimento il numero due. O tipo che gli conviene andare di nuovo ad elezioni nella speranza che il suo padrone gli molli l’osso ed altri voti. Questioni di convenienza personale mentre gli italiani soffrono. Tipico della peggiore politica italiana. Ma c’è un’altra spiegazione più umana che si fonde con la prima. Salvini ha avuto paura. Paura di non essere all’altezza di fare ciò che non ha mai fatto in vita sua e cioè gestire qualcosa dopo vent’anni che fa propaganda nelle strade e nelle aule. Paura che senza il partito Mediaset alle spalle - quella sua inadeguatezza e l’impossibilità di mantenere le promesse fatte - rischiasse di bruciarlo alla prova dei fatti. Restando al guinzaglio potrà invece continuare ad ululare alla luna romana sperando che l’indomani i poveri elettori che gli hanno dato fiducia continuino a bersi le sue panzane.

Tommaso Merlo




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24 aprile 2018
POLITICA
Fico sto Pd

Questo casino l’ha creato il Pd, la legge elettorale più idiota della storia occidentale l’hanno ideata gli amichetti di Renzi per non far vincere il Movimento 5 Stelle. Eppure, fin dal 4 marzo sera, il Pd se n’è fregato dicendo di voler stare all’opposizione a priori, che tradotto significa: rosichiamo per la legnata subita e restiamo in attesa di poter sputare sul governo altrui in modo da riprenderci i voti perduti. Tetre allucinazioni che spetta a Fico dissolvere in questo nuovo giro di giostra. I dirigenti del Pd ritengono che a farli perdere malamente non siano stati i cittadini, ma le male parole dei loro nemici politici. Pensano che la colpa non sia del loro fallimento politico, ma dei cittadini manipolati dai nemici che non hanno compreso i loro successi. Tipico del centrosinistra: dare la colpa agli altri. Una strategia perversa che serve ai dirigenti per non mollare la poltrona, per non rispondere dei propri errori. I dirigenti del Pd - invece di prendere atto del disastro storico di Renzi e della fine di una fase politica – hanno rosicato carichi di fiele e rifiutato ogni dialogo in nome di chissà quali divergenze dopo che per anni hanno governato a braccetto con Verdini e compagnia bella. La verità è tutt’altra. Quello del Pd renziano è stato un suicidio politico e pure annunciato. E tutti i dirigenti responsabili - tutti e non solo il segretario - avrebbero dovuto dimettersi in massa il 4 marzo sera e farlo per davvero. Ma la meritocrazia - e quindi la capacità di onesta auto analisi e conseguente ricambio di uomini e linee - è un concetto che nel malconcio mondo del centrosinistra non ha mai attecchito. Ne sa qualcosa proprio Renzi che si è fatto largo inneggiando alla rottamazione dei dinosauri rei d’impedire il rinnovamento. Oggi dalla parte del dinosauro si trova lui, il Pd è allo stremo per colpa sua, eppure se ne frega e da dietro le quinte continua a comandare progettando una nuova Leopolda per rilanciarsi. Siamo al dramma esistenziale ma chi asseconda tale delirio è colpevole quanto lui. Si tratta della solita vecchia politica in cui gli ego dei politici e le loro bande vengono prima sia del partito a cui appartengono, sia del paese che vogliono governare e quindi dei problemi della gente. Si tratta della mera lotta di potere che trascinata negli anni perde tocchi ad ogni incrocio. Come successo al centrosinistra italiano martoriato da sempiterni litigi e incomprensibili scissioni. L’incarico a Fico pone il Pd difronte all’incrocio più importante della sua storia recente. Le opzioni sono tre. Può aventinare ad oltranza risparmiando saliva in attesa di sputare sull’operato di un futuro governo Movimento-Lega. Può tramare per rintanarsi in qualche ammucchiata governativa rinviando i conti con la propria storia come d’abitudine. Può calare le brache e sostenere un governo 5 Stelle e quindi prendersi le responsabilità di uno stallo creato dalla sua legge elettorale. Qualunque decisione prenda il Pd, il suo destino sembra segnato. Quello che cambierà è la lentezza con cui abbasseranno la saracinesca. Se il Pd riuscirà a mettere davanti i cittadini rispetto alle paturnie dei suoi dirigenti e firmerà un contratto coi 5 Stelle, può darsi che troverà energie interne per rinnovarsi davvero e sopravvivere per qualche anno come piccolo partito. Se invece i dirigenti del Pd continueranno a fare i ragazzini rosiconi invece che il lavoro per cui sono pagati e cioè politica per il bene del paese e non firmeranno il contratto coi 5 Stelle, allora il Pd scomparirà per sempre dal panorama politico italiano alla prossima tornata elettorale e l’ego di quei galletti che hanno distrutto un’intera area politica dovrà trovarsi altri settori in cui far danni. Fico.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 24/4/2018 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 aprile 2018
POLITICA
Matteo Salvenzi

Stesso nome, stesso destino. Matteo Salvini sembra ricalcare le orme di Renzi. Non certo per idee politiche ma come personaggio, come modo di comandare e per il destino che accomuna oggi certi amori fugaci tra leader albertosordiani e popolo italiano. La versione tricolore di Salvini ha ottenuto un buon successo elettorale grazie alla paura scatenata da una immigrazione senza precedenti e grazie ad una Forza Italia conciata come il suo padrone. Fresco vincitore, Salvini ha ottenuto l’endorsement di gente famosa ed è stato dipinto come “genio politico”, proprio come successe a Renzi innalzato a manna per un’Italia bisognosa di riforme. È l’effetto albertosordiano. Gli italiani amano i personaggi che rispecchiano le proprie pecche e mediocrità, soprattutto quelle che non vogliono ammettere neanche a se stessi. E proprio come Renzi, una volta osannato dalle folle, Salvini si è messo a fare l’orsacchiotto piacione, sorridendo ad ammiccando a favore di telecamere e riscoprendo le buone maniere dopo vent’anni di carriera che ne ha vomitate di tutti i colori. Dalle felpe alle camicie, dai rutti ai cinguettii, dalle manganellate a fare da paciere, come un attore consumato, nel giro di poche ore. Un classico. Salvini, come uomo, è un Renzi più incattivito e greve, più grezzo anche intellettualmente, ma sempre di un “dottore della mutua” si tratta. Un uomo “medio” col pallino di mettersi in mostra e di trastullarsi l’ego con tematiche più grandi di lui. Oggi alcuni sondaggi danno la Lega oltre il 20 e il gradimento di Salvini superiore a quello di Di Maio. È scoppiata la passione tra il nuovo “albertosordi” e gli italiani, come con Renzi che ancora in luna di miele prese il 40 alle europee. Il Movimento 5 Stelle deve stare molto attento. Il modello e la politica che propone sono anni luce più evoluti di quelli della Lega. Può darsi che oggi Salvini serva per fare un governo e che sia l’unica o la migliore opzione per firmare un contratto ma il Movimento dovrà stare attento a prevedere ogni minimo cavillo per evitare spiacevoli sorprese. La Lega ex Nord è il partito più vecchio in Parlamento e nella sua lunga storia ha cambiato idee come vestiti, a seconda delle circostanze. Quando Salvini fu eletto segretario la Lega era ancora per l’Indipendenza della Padania. Ma come Renzi - una volta diventato capo - Salvini ha virato. Ha capito che prendersela coi meridionali era passato di moda e che oggi funzionano meglio gli immigrati sul mercato elettorale. E allora via di lotta all’uomo nero come i suoi idoli in Europa, la Le Pen ed Orban che a differenza di Salvini non hanno vergogna di definirsi neo fascisti. Da noi si preferisce il termine “sovranisti” o “populisti”, già, di quei confini italiani e di quel popolo che la Lega è nata per spaccare in due. Salvini come Renzi ha anteposto il consenso alla coerenza. E gli italiani dovrebbero aver imparato che chi ha cambiato bandiera ieri lo farà anche domani e continuerà a farlo finché gli conviene. Salvini è poi come Renzi nella concezione patronale del proprio partito. Uomini soli, al comando. Capi assoluti circondati da ossequiosi gerarchi. Nessuna corrente, ma gigli magici e rapporti personali che ruotano attorno a loro. Un modello che come insegnano le dittature, ha il problema di accomunare la parabola personale del capo a quella del suo regime. Ne sa qualcosa proprio il Pd che con Renzi era partito all’arrembaggio come drogato di decisionismo (si sa, non ci sono come le dittature per fare strade e ferrovie) ma quando l’amore tra Renzi e il popolo italiano è evaporato, il segretario del Pd si è trascinato il partito nella tomba. Finito il capo, finita la festa. È nella conquista del potere che i Salvenzi danno il meglio. Dicono quello che la gente vuole sentirsi dire, colpiscono duro gli avversari, non hanno nessuna remora morale o incertezza e per raccattare voti spalancano le porte dei loro partiti a cani e porci facendo della moralità una grana sulla strada del potere. Unico loro obiettivo. Il problema è quando arrivano in cima e lì scoprono che il mondo è molto più complicato di quello che pensavano e che per cambiarlo, loro ed i loro gigli magici, possono fare ben poco o comunque molto e molto meno delle aspettative che hanno generato. E così, certe cotte svaniscono con la stessa velocità con cui sono scoppiate e i Salvenzi si ritrovano isolati e detestati da quel mondo che dicevano di voler cambiare. Il tutto a spese nostre, ovviamente.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 22/4/2018 alle 17:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 aprile 2018
POLITICA
Le vere vittime di Mafiaset

Forza Italia non nasce solo per servire Mediaset e il suo padrone, ma nasce anche per servire gli interessi della mafia. Lo spiegano bene i giudici di Palermo. Da tempo la mafia tentava di entrare in politica direttamente con un proprio partito e grazie a Berlusconi e Dell’Utri coronano il loro sogno. Un patto tra due diavoli che ha premiato soprattutto il tre volte Presidente del Consiglio Berlusconi e la sua azienda che godono entrambi di discreta salute. I soci mafiosi di Berlusconi sono invece quasi tutti morti in galera, il suo numero due Dell’Utri è stato di nuovo condannato con tutti gli altri protagonisti della trattativa mentre Berlusconi - come al solito - si è salvato dai processi perché ha mandando avanti gli altri a fare il lavoro sporco, quanto a Mediaset è fuori dal rischio bancarotta degli anni novanta. Il patto tra Berlusconi e la mafia quindi – spiega il pm Nino Di Matteo – non è stato solo economico ma anche politico. E qui si apre un mondo. Le vittime della diavoleria di Berlusconi spaziano negli ultimi venticinque anni della nostra storia. Tra loro la Repubblica italiana che grazie a Berlusconi ha permesso alla volontà mafiosa di arrivare fino ai suoi vertici. Ma si sa, gli uomini passano, le istituzioni restano e ci penserà il tempo a curare certe ferite. Altre vittime sono i milioni di cittadini che hanno votato per anni Berlusconi senza sapere che insieme a lui votavano i programmi dei mafiosi e gente che si impegnava a realizzarli. Ma votare delle persone perbene è sempre stato un lusso in Italia e di mafiosi sui banchi del Parlamento ne sono passati di tutti i colori. Altre vittime della trattativa stato-mafia sono tutti quei politici che col Berlusconi politicamente mafioso hanno cooperato. Gli alleati della destra post fascista e dei resti del mondo ex democristiano e della Lega che si sono uniti a lui nel Popolo della Libertà. Una libertà “condizionata” venne definita allora e che evidentemente non puzzava di mafia almeno per loro. Ma tra le vittime politiche di questa vicenda spicca certamente Renzi. I processi sulla trattativa si trascinano da anni, che le origini di Mafiaset male odorassero lo si sa dagli albori della vicenda Berlusconi (il patto economico con Cosa Nostra è del 1974, quello politico del 1992/94), eppure Renzi prima si è recato ad Arcore, poi ha invitato Berlusconi nella sede del Pd al Nazareno, poi con lui ci ha governato trascinandosi dietro quello che restava del centrosinistra italiano. Un intuito politico suicida che la sentenza di Palermo condisce di una spregiudicatezza indegna. Eppure i gerarchi renziani tengono ancora oggi ostaggio il Pd, vedremo quanto reggeranno. Morto un Pd se ne farà un altro. Ma a ben guardare, le vere vittime di Mafiaset sono altre. Sono tutti quei cittadini, quegli amministratori, quei politici, quei giornalisti che ancora oggi sostengono Berlusconi e Forza Italia e hanno sempre rigettano ogni accusa di mafiosità rilegandole ad infamie dei soliti nemici politici. Donne e uomini che dal comune di provincia fino al centro di Roma si sono spese per Berlusconi e Forza Italia. Donne e uomini che hanno fatto anni ed anni di campagne elettorali, di manifestazioni e che hanno amministrato e che hanno lavorato e ancora lo fanno ad ogni livello, gente che ci ha messo la faccia per una vita intera ed oggi scopre che il suo leader supremo e il suo partito sono stati fondati con la mafia e per la mafia e a dirlo non sono i soliti nemici ma un Tribunale della Repubblica italiana. Un colpo durissimo, poverini. Un tradimento ignobile. Una diavoleria. E la reazione sarà come al solito duplice. Lo zoccolo duro - come avviene dal 1994 - si trincererà dietro l’ormai celeberrima giustizia politicizzata o il fatto che bisognerà attendere l’ultimo grado di giudizio. Si tratta di fanatici o di gente seduta su qualche poltrona dorata che pur di salvarsi il sederino è disposta anche a svendere la propria coscienza seguendo il suo capo fino al bunker. Ma molti che sostengono Forza Italia e Berlusconi più da lontano, dovranno ammettere di essere stati clamorosamente sfruttati per fini ignobili e anche se non è facile, ammettere di essere le vere vittime di Mafiaset e rielaborare gli ultimi venticinque anni di storia del nostro paese.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 21/4/2018 alle 9:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
20 aprile 2018
POLITICA
I cessi di Mediaset te li pulisci te

Quello del Movimento 5 Stelle su Forza Italia non è un veto ma legittima difesa. Il Cainano rappresenta plasticamente - con la sua esperienza personale - tutto ciò che i 5 Stelle vogliono gettare nella spazzatura della storia. Dalle origini opache con i contanti mafiosi fino alla difesa con la dentiera della sua selva di interessi privati. Forza Italia non è un partito, è una delle tante aziende di Berlusconi che opera sul mercato della politica al fine di difendere i suoi svariati interessi. Forza Italia è il volto politico di una lobby di potere che condiziona - a fini privatistici - la politica italiana da quando il suo padrone è sceso in campo nel 1994. Ebbene, con tale depravazione democratica, il Pd ci ha inciuciato per anni. Dalle famose garanzie su Mediaset ammesse da Violante in aula, fino al clamoroso outing del Nazareno dopo che per anni i cittadini sono stati presi per i fondelli. Da una parte Berlusconi che starnazzava sul pericolo dei comunisti e dei giudici rossi, dall’altra il centrosinistra che rispondeva con un antiberlusconismo feroce sui giornali e nelle piazze salvo poi sbaciucchiarsi nei corridoi alla faccia dei fessi che ci credevano. Da una parte il cinismo del Cainano che della politica non glie n’è mai fottuto nulla e dall’altra l’inconsistenza politica di quel Pd mai nato finito ostaggio delle mire personali di un sindaco di provincia. Una farsa ignobile il cui risultato è sotto gli occhi di tutti: i cittadini pretendono la Terza Repubblica, pretendono un vero cambiamento. E nonostante il vecchio sistema cerchi di opporsi, questa volta c’è una concreta possibilità che vada in porto. Questo perché per la prima volta il Cainano è nell’angolo. La sua Lobby è malridotta come lui e non ha i numeri per rinciuciare col Pd in santa pace. Dopo venticinque anni, Mediaset rischia di rimanere fuori dai Palazzi che contano. Il vecchio è disperato. Oltre al suo ego bulimico il problema è che le sue fortune economiche reggono grazie al sostegno della politica. Il Cainano ha il terrore ad esempio di una legge sul conflitto d’interessi degna di un paese civile o di una giustizia efficace anche coi potenti come lui. Un bel pasticcio. Nessuno ha mai osato dirgli di “no” e si sa, c’è sempre una prima volta e fa pure male. Il vecchio è schizzato, fa saltare il banco vomitando contro al Movimento tutta la sua frustrazione. Vuole tornare col Pd e raccattare i soliti voltagabbana in giro per il Parlamento. Vuole restare nel passato. Salvini reagisce e dà segni di vita. È partito che sembrava un purosangue al galoppo verso il cambiamento ma fino ad oggi si è rivelato un mulo cocciuto piantato in mezzo alla strada. Vedremo, forse se a tradire la fasulla coalizione di centrodestra è il Cainano si sente libero e si decide a firmare un contratto coi 5 Stelle. A questo punto c’è da giurarci che il Cainano scatenerà l’impossibile pur di giungere ad una ammucchiata governativa, in nome dell’interesse generale ovviamente. I rancorosi amichetti di Renzi non vedono l’ora. Non riescono proprio a mettersi in zucca che la rovina del Pd è stata proprio l’abbraccio fatale col mondo del Cainano che ha lasciato alle loro spalle un vuoto enorme colmato dal Movimento. La rovina del Pd è stata accettare compromessi sottobanco per anni fino addirittura a cooperare apertamente con quella anomalia democratica berlusconiana inaccettabile in una democrazia sana e che ha portato il paese sul lastrico dopo averlo umiliato per anni occupandosi di processi ed affari privati. Oggi i dirigenti del Pd - ancora inquinati dal renzismo - si professano alternativi e incompatibili ai 5 Stelle. Rosicano come ragazzini incolpando il Movimento e non capiscono che la colpa della loro disfatta è solo loro. E il motivo è l’aver tradito – consci o meno - valori, comportamenti, contenuti e sentimenti di cittadini che un tempo credevano in loro. Se il Pd persevererà nell’errore del renzismo il suo destino sarà lo stesso di Forza Italia, finire nel nulla mentre la storia d’Italia proseguirà finalmente senza l’indecente zavorra dell’inciucio perenne.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 20/4/2018 alle 16:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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