Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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2 dicembre 2016
POLITICA
Il suicidio politico di Renzi e del Pd

Anche se Renzi riuscisse a manomettere la Costituzione con la forza, rimarrebbe comunque una ferita inguaribile tra lui – premier non eletto – e la democrazia italiana. Una ferita rimarginabile solo con la fine della sua carriera politica. Che le regole del gioco si cambino con il consenso di tutti non è un luogo comune, è una regola di convivenza civile di ogni comunità democratica. Se una parte da sola cambia le regole, l’altra è legittimata a far saltare il banco quando gli conviene. L’abuso unilaterale in una democrazia, genera una spirale di sfiducia reciproca tra le parti, una degenerazione destinata a logorare tutto il sistema. Se vincesse il sì e perfino se vincesse le prossime elezioni, Renzi non avrebbe la sufficiente legittimità e credibilità per governare. Verrebbe additato come baro, come truffatore. Se lui e il Pd tornassero al potere con le regole del gioco falsate da loro stessi, scatenerebbero un’escalation di proteste e violenze in tutto il paese e un muro in parlamento a prescindere. Renzi ha compiuto un errore politico devastante, un suicidio politico, quello di puntare tutto su riforme costituzionali fatte in fretta e furia e coi piedi, quando le reali esigenze del paese sono altre, quando i risultati del suo governo sono pessimi e quando l’esasperazione popolare è ai massimi livelli. Che Napolitano – un ex presidente novantenne – lo tenesse per le palle non è una scusa sufficiente. Se fosse stato uno statista, avrebbe concesso al parlamento tutto il tempo necessario. Ma dietro a questo referendum ci sono due idee pericolosissime che non potevano attendere. La prima – quella sponsorizzata dal vecchio apparato – è quella per cui la politica deve essere più forte per riconquistare credibilità nella società ed arginare movimenti considerati antipolitici ed eversivi come i 5 Stelle. Una sorta di neo fascismo, più forza per evitare che il popolo si evolva ed esca dagli schemi. La seconda idea dietro a questo referendum è frutto dell’unica ideologia che vegeta sul piano internazionale, quella neo liberista. I grandi gruppi industriali e finanziari vogliono che nelle democrazie di oggi si tolga sovranità ai popoli per accentrala nelle mani di pochi. E questo affinché quei pochi possano servire meglio i loro interessi, senza cioè trovare ostacoli e opposizione ai loro progetti. Idee che – a prescindere dal risultato - rendono il suicidio politico di Renzi e del Pd ancora più disarmante.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 2/12/2016 alle 18:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 dicembre 2016
POLITICA
Renzi, non tutti siamo in vendita!

Squallido mettere in piedi un mercato delle vacche a pochi giorni dal voto per il referendum, ma la cultura politica renziana è questa, è basata sul voto di scambio. La data del 4 dicembre non è stata decisa a caso. Renzi voleva arrivarci con in mano qualcosa per comprare consensi. Promesse, accordi, fondi. Come il Marchese del Grillo, gettando monetine ai poveri cristi o impaurendoli mettendo di mezzo malati e scenari apocalittici. E c’è da giurarci che sacche sottosviluppate del paese abbocchino, per disperazione, per ignoranza, per paura. Non solo i lava cessi degli ospedali campani in mano al Ras De Luca o le precarie cinquantenni del Comune di Firenze, non solo i deboli, ma anche burocrati, politicanti, giornalai. Pezzi di paese che tengono famiglia e scommettono sul fatto che alla fine non cambi mai nulla e conviene sempre stare dalla parte dei potenti. Il voto di scambio è una cascata di merda che dai Palazzi romani scende a balzi fino ai comuni di provincia e travolge tutta la galassia che vive di soldi pubblici, lobby e informazione organica compresa. Una catena di ricatti, di intrecci clientelari, d’interessi su cui si sostiene un regime. Potere e soldi in cambio di voti, in cambio del consenso di chi la riforma non l’ha neanche letta o gli fa schifo, ma prostituisce la propria dignità di cittadino. Renzi è questo, come lo era Berlusconi, come lo erano i vecchi partiti. Renzi è il potere che usa lo Stato, i nostri soldi, per comprare consenso per sé stesso e per i suoi protetti. Renzi è la politica puttana che si vende in televisione al popolo bue e ovunque può si spinge oltre, mercanteggia, ricatta, umiliando la democrazia. È la politica arrogante che pensa la massa sia idiota, manipolabile. Che la politica alla fine sia un prodotto da piazzare sul mercato. E che l’uomo in fondo in fondo ha sempre un prezzo. Chissenefrega allora dei contenuti, chissenefrega delle regole che si scrivono insieme, chissenefrega della Costituzione, votate per me, fidatevi e prendetevi questo cesto di salami e caciotte, e quando passo fatemi l’inchino che magari la prossima volta ci metterò dentro pure una bottiglia di buon vino. Dopo averlo personalizzato, Renzi ha ridotto il referendum costituzionale ad una volgare sagra di voto di scambio. Le urne non ci diranno solo se sarà riuscito a sfregiare la Costituzione con la prepotenza, ma anche quanta parte di Italia è ancora in vendita ai politicanti di turno.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 1/12/2016 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 novembre 2016
POLITICA
La fine di Renzi - video gallery

www.tommasomerlo.com/video



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28 novembre 2016
POLITICA
Perché far fuori Renzi

Far fuori Renzi significa far fuori un modello di politica, quello neo populista. Quello di un leader supportato da una manciata di servi che pur di conquistare il potere sparano minchiate ai quattro venti come se fossimo tutti dei fessi, come se i risultati reali (sulla vita della gente) non contassero in politica, come se la vita della gente fosse carne da macello nella competizione per il potere e si possa giocare con le parole. Ma soprattutto un modello che prevede che il destino di una comunità nazionale dipenda solo dalle mosse del leader, dal suo “genio”, dalla sua capacità di convincere noi poveri fessi a seguirlo. Una carta che l’Italia ha già giocato con Berlusconi e che non ha funzionato. È un modello di democrazia antiquato che ha generato solo meschino verticismo, corruzione, servilismo e mala politica. E che non ha prodotto nessun progetto organico capace d’interpretare ed affrontare le nuove sfide del mondo moderno. Solo gruppi di potere identici ma opposti pronti a sacrificare zavorre d’umanità sull’altare della crescita perenne, di coloro che i soldi a sto mondo li muovono davvero. Più il potere è nelle mani di pochi meno è trasparente, lucido e pulito. Quanto all’efficienza – nel 2016 – fallisce pure in questo. Puoi chiuderti in un palazzo a scervellarti fin che vuoi ma se poi il popolo si mette di traverso non cambia nulla in democrazia. Il popolo oggi pretende altissimi livelli di credibilità dalla politica, soprattutto in Italia, massacrata da decenni di porcherie politiche. In Italia – per coloro che non succhiano dalla mammella del sistema – è saltato completamente il rapporto di fiducia con la politica. E il modello populista (soprattutto se non eletto come per il renzismo) ha pochi mesi di autonomia. Il vecchio apparato lo ha capito, ma invece di cedere al nuovo paradigma tenta la carta dell’accentramento ulteriore dei poteri sfregiando la Costituzione. Gioca la carta dell’autoritarismo istituzionale e dello scavalcamento popolare a favore delle élite e degli interessi economici sovra nazionali. Questo è il referendum, il tentativo del vecchio di rimanere a galla sottraendo potere al popolo sperando che con una presunta maggiore efficacia riconquistino la credibilità perduta. Come se la storia potesse cedere alle strategie di qualche politicante fallito, troppo tardi, la gente ha capito che il problema non è Berlusconi o qualche suo imitatore di provincia, ma nel modello stesso. Le democrazie mature possono funzionare solo se salta la distanza tra cittadini e politica, se il potere torna ad essere genuino servizio temporaneo verso la propria comunità e le istituzioni operano coi muri di vetro. I cittadini hanno delegato per troppo tempo la propria democrazia ad altri, sono stati traditi e oggi se la riprendono. Votare no e far fuori Renzi è un passo importante in questa direzione.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 28/11/2016 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
23 novembre 2016
POLITICA
Chi vuole il cambiamento vota NO

Pasticciata, scritta da cani, voluta con la prepotenza da un governo che sta in piedi grazie a voltagabbana come Alfano e Verdini e guidato da un Premier non eletto da nessuno. Una riforma dal pedigree pessimo e addirittura aggravato da quella brutta bestia della politica italiana che sono i fatti. Nonostante siano due anni che il Premier parla come una radio promettendo mari e monti, non è riuscito a smuovere di un millimetro la depressione italiana. Ha sfornato anche leggi e riforme che hanno avuto come unico risultato quello di far picchiare la gente dai poliziotti per le strade. Impensabile per chiunque agli albori di questo ennesimo governo delle caste. Renzi è giovane, brillante, non compromesso, disquisisce con disinvoltura su ogni cosa. Eppure in soli due anni si è bruciato e le strade sono piene di gente che lo manda a fare in culo. Certo, colpa dell’inciucio e del “vecchio” con cui è sceso a compromessi per prendersi il potere con una manovra di palazzo. Certo, ha inanellato innumerevoli promesse al vento e balle dette in diretta televisiva. Certo, le priorità degli italiani oggi sono diverse dal manomettere la Costituzione. Ma c’è di più. Gli italiani sono pronti e vogliono cambiare paradigma politico. A differenza degli altri paesi occidentali, gli italiani sono stati abusati con violenza inaudita da una classe dirigente ladra, bugiarda e incompetente per decenni. Nessun altro popolo occidentale ha subito così numerosi e devastanti scandali frutto di corruzione e mala-politica. E oggi, la maggioranza degli Italiani esige livelli di onestà e trasparenza inauditi per la sua storia repubblicana. Renzi questo non lo ha capito, ha usato il malessere in campagna elettorale e poi si è mosso come un qualunque politicante del passato facendo inciuci, spendendo in aerei privati e lussi, investendo in guerre senza chiedere nulla a nessuno, ignorando la centralità assoluta della corruzione e soprattutto trattando la gente come fosse quella di dieci o venti anni prima. Come un leader unto dal Signore da cui dipende il destino nazionale e che si affida a chiacchiere propagandistiche sperando che la vecchia macchina italiana si entusiasmi e si rimetta in moto. Ma gli italiani sono cambiati davvero, hanno dovuto cambiare. E oggi guardano semplicemente i fatti, se la loro vita cambia o meno, a prescindere da quello che blaterano i politicanti. E con Renzi, nella vita reale della gente, è cambiato poco o nulla. Tasse, lavoro, burocrazia, l’Italia è sempre la stessa, inchiodata allo zero virgola. Gli italiani hanno capito che Renzi è la continuazione politico-culturale del berlusconismo. Un sistema che ha già dimostrato di non funzionare perché ignora come in democrazia le cose cambino solo con l’attiva partecipazione popolare e un rinnovato rapporto di fiducia tra popolo e classi dirigenti. Tale rapporto cruciale, in Italia, può rinascere solo da cambiamenti autentici e radicali del modo di fare politica (culturali). Non con gli slogan. Altro che proporre la minestra riscaldata di una riforma costituzionale che va addirittura nel senso opposto, quello di togliere potere ai cittadini. Oggi Renzi è sostenuto solo dagli allocchi che seguono i residui del Pd e da chi ha interesse (professionisti della politica, giornalisti, imprenditori, VIP) gente che lavora grazie a Renzi e ai soldi pubblici che elargisce senza vergogna in un immenso vortice di voto di scambio. È il vecchio a sostenere Renzi, chi crede nel nuovo attende con ansia che vinca il NO e il Premier mantenga la promessa di ritirarsi dalla politica. Solo così potrà riprendere la marcia verso una forma più evoluta di democrazia, una marcia oggi guidata dai 5 Stelle.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 23/11/2016 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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