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6 marzo 2017
I danni che fa il ritorno di Renzi alla democrazia italiana

Non lasciando la politica come invece aveva promesso in tutte le salse nel caso avesse perso il referendum, Renzi sferra un colpo micidiale alla già malconcia politica italiana. Non è solo un fatto legato al personaggio, che Renzi dicesse bugie lo si era capito dopo pochi mesi di potere. Smentito decine di volte da video e dichiarazioni. Quella del potente che si permette di rimangiarsi la parola, è una questione culturale più seria e generale. E rientra tra quei privilegi che i politici italiani si sono presi alla faccia dei cittadini, alla faccia della democrazia. Rientra nella spiegazione del perché la politica tradizionale dei partiti ha perso credibilità e generato movimenti impensabili solo anni addietro come i 5 Stelle. Le bugie sono il risultato di due privilegi devastanti per la nostra democrazia. Il primo è quello di promettere mari e monti in campagna elettorale e poi essere liberi di non fare nulla o addirittura il contrario di quello che si è promesso. Come se la parola data dalla politica non valesse nulla, come se i cittadini che l’ascoltano non valessero nulla. Il giorno dopo le elezioni cambiano i programmi, cambiano le maggioranze, cambiano le opinioni dei leader, cambiano le priorità dei governi e perfino i governi stessi, secondo logiche che sono tutte interne ai palazzi e fregandosene di quanto detto ai cittadini. Una depravazione gravissima che ha permesso a classi dirigenti d’incapaci e spregiudicati d’arrivare ai vertiti della Repubblica prendendo in giro milioni di persone, ingannandole, ma così facendo perdendo credibilità che è oro per la politica. Il secondo privilegio devastante per la democrazia italiana che si arroga anche Renzi, è quella di non rispondere dei risultati ottenuti. Come invece devono fare gli italiani ogni giorno prima a scuola e poi sul posto di lavoro. Renzi ha governato quasi tre anni, ha avuto un enorme potere tra le mani, ha avuto la possibilità di far vedere cosa è capace di fare e l’efficacia delle sue idee. I risultati sono stati negativi. Su tutti i punti di vista. Eppure Renzi, invece di prenderne atto e farsi da parte, insiste. Se ne frega della realtà, dei risultati ottenuti, e come tutti i suoi predecessori cerca di manipolarli a suo favore. Gioca con le parole e coi numeri per dimostrare che lui ha governato bene e che l’Italia ha bisogno di lui. Stessa cultura dei dinosauri che lui voleva rottamare e che con questa strategia hanno resistito decenni. Si tratta di un privilegio inaccettabile e dannoso per la democrazia perché impedisce il ricambio e la selezione di politici davvero all’altezza dell’enorme sfida che è quella di governare un paese. Un privilegio figlio di una cultura politica che antepone l’ego dei singoli e dei loro gruppi di potere al destino nazionale. La clamorosa giravolta di Renzi dopo la batosta referendaria, dimostra quanto Renzi sia politicamente vecchio e superato, e come manchi di spessore come uomo per ricoprire certe cariche. Se fosse stato un politico di rango, uno statista, Renzi avrebbe dovuto semplicemente mantenere la parola data e ritirarsi dalla politica, anche solo per qualche anno. Prima di farlo, però, avrebbe dovuto ringraziare tutti gli italiani e le istituzioni per l’onore che gli hanno fatto e scusarsi per gli errori commessi. Ma questa è un’altra storia, un altro uomo, un’altra democrazia.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 6/3/2017 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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