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11 gennaio 2018
POLITICA
Casini, D’Alema e i pannolini lavabili

Bisogna scavare più a fondo, andare oltre la politica, per capire il perché dopo quarant’anni di attività una persona insista a ricandidarsi. Siamo nell’ambito di patologie esistenziali, di mero egotismo. Non è una questione di soldi. Dopo decenni in Parlamento stiamo parlando di multimilionari con villa al mare, barche, vigneti, attici. Basta fare due conti. Ricchi che smettendo di fare politica continuerebbero a guadagnare con pensioni e vitalizi d’oro. Di soldi nostri se ne sono intascati anche fin troppi, ma essendo deviati, non sono in grado di goderseli davvero, altrimenti lascerebbero. Forse pensano che abbiamo bisogno di loro? No, non esageriamo, tranne rari casi non è un problema di demenza senile e l’altruismo non c’entra nulla, non è mai c’entrato nulla in queste vicende. Quanto alla meritocrazia non sanno nemmeno cosa sia. È un concetto che non è mai esistito nella politica italiana. Da noi i politici - tra i tanti vergognosi privilegi - si sono sempre arrogati anche quello di non risponde dei risultati raggiunti. Nascosti dietro a qualche organo collegiale o a dati manipolati o alle bieche bugie, i politici si sono sempre sottratti alle responsabilità dei danni che hanno causato. Cosa che gli viene naturale trattandosi di uomini che non hanno mai lavorato davvero e cosa indispensabile per riciclarsi come pannolini lavabili. La vera ragione per cui i politici di lungo corso si gettano nel ridicolo ricandidandosi all’infinito, è una malattia del loro ego. Una deformazione che hanno maturato in decenni di vita pubblica. Si tratta di anziani che non avendo fatto altro in vita loro, nei decenni si sono autoconvinti di essere il personaggio che recitano. L’uomo Casini o D’Alema non esiste, esiste solo il politico Casini o D’Alema, l’onorevole Casini o D’Alema, il presidente Casini o D’Alema. Esiste quel personaggio che tutte le mattine indossa il suo costume di scena - giacca e cravatta - e dopo aver imparato la parte leggendo i giornali o consultando i colleghi, va ad esibirsi in aula o in qualche conferenza o studio televisivo. Senza un palco, senza una parte da recitare, senza la visibilità, senza la popolarità, quell’attore perirebbe nell’ombra, soffrirebbe brutalmente perché privo di una dimensione propria, di una interiorità e di un significato individuale da coltivare, di passioni e attività che non siano la parte del politico, del personaggio pubblico. Per questo, nonostante la palese fine politica della propria parabola, nonostante sia cambiato il paradigma, nonostante i disastrosi fallimenti accumulati, nonostante siano detestati dalla stragrande maggioranza dei cittadini, nonostante abbiano cambiato idee e casacche decine di volte perdendo ogni residuo di credibilità, non hanno alternativa che tentare di restare sul palco della politica perché per loro significa sopravvivere, esistere. Poveretti. Cariche pubbliche più che uomini. Macchiette prigioniere di un mesto copione. Un cattivo esempio da spiegare alle nuove generazioni. La politica deve essere un servizio temporaneo alla collettività offerto da cittadini degni e figli del presente obbligati a rispondere sempre del proprio operato. Che siano le urne a scremare i pannolini lavabili è una chimera in un paese con leggi elettorali fatte su misura, con l’uso costante delle menzogne propagandistiche, col voto di scambio imperante e la selva di conflitti d’interesse e ricatti incrociati. Dopo due mandati i pannolini lavabili vanno gettati. Non è più tollerabile che un popolo intero soffra per colmare le patologie esistenziali di qualche fallito.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 11/1/2018 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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