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22 aprile 2018
POLITICA
Matteo Salvenzi

Stesso nome, stesso destino. Matteo Salvini sembra ricalcare le orme di Renzi. Non certo per idee politiche ma come personaggio, come modo di comandare e per il destino che accomuna oggi certi amori fugaci tra leader albertosordiani e popolo italiano. La versione tricolore di Salvini ha ottenuto un buon successo elettorale grazie alla paura scatenata da una immigrazione senza precedenti e grazie ad una Forza Italia conciata come il suo padrone. Fresco vincitore, Salvini ha ottenuto l’endorsement di gente famosa ed è stato dipinto come “genio politico”, proprio come successe a Renzi innalzato a manna per un’Italia bisognosa di riforme. È l’effetto albertosordiano. Gli italiani amano i personaggi che rispecchiano le proprie pecche e mediocrità, soprattutto quelle che non vogliono ammettere neanche a se stessi. E proprio come Renzi, una volta osannato dalle folle, Salvini si è messo a fare l’orsacchiotto piacione, sorridendo ad ammiccando a favore di telecamere e riscoprendo le buone maniere dopo vent’anni di carriera che ne ha vomitate di tutti i colori. Dalle felpe alle camicie, dai rutti ai cinguettii, dalle manganellate a fare da paciere, come un attore consumato, nel giro di poche ore. Un classico. Salvini, come uomo, è un Renzi più incattivito e greve, più grezzo anche intellettualmente, ma sempre di un “dottore della mutua” si tratta. Un uomo “medio” col pallino di mettersi in mostra e di trastullarsi l’ego con tematiche più grandi di lui. Oggi alcuni sondaggi danno la Lega oltre il 20 e il gradimento di Salvini superiore a quello di Di Maio. È scoppiata la passione tra il nuovo “albertosordi” e gli italiani, come con Renzi che ancora in luna di miele prese il 40 alle europee. Il Movimento 5 Stelle deve stare molto attento. Il modello e la politica che propone sono anni luce più evoluti di quelli della Lega. Può darsi che oggi Salvini serva per fare un governo e che sia l’unica o la migliore opzione per firmare un contratto ma il Movimento dovrà stare attento a prevedere ogni minimo cavillo per evitare spiacevoli sorprese. La Lega ex Nord è il partito più vecchio in Parlamento e nella sua lunga storia ha cambiato idee come vestiti, a seconda delle circostanze. Quando Salvini fu eletto segretario la Lega era ancora per l’Indipendenza della Padania. Ma come Renzi - una volta diventato capo - Salvini ha virato. Ha capito che prendersela coi meridionali era passato di moda e che oggi funzionano meglio gli immigrati sul mercato elettorale. E allora via di lotta all’uomo nero come i suoi idoli in Europa, la Le Pen ed Orban che a differenza di Salvini non hanno vergogna di definirsi neo fascisti. Da noi si preferisce il termine “sovranisti” o “populisti”, già, di quei confini italiani e di quel popolo che la Lega è nata per spaccare in due. Salvini come Renzi ha anteposto il consenso alla coerenza. E gli italiani dovrebbero aver imparato che chi ha cambiato bandiera ieri lo farà anche domani e continuerà a farlo finché gli conviene. Salvini è poi come Renzi nella concezione patronale del proprio partito. Uomini soli, al comando. Capi assoluti circondati da ossequiosi gerarchi. Nessuna corrente, ma gigli magici e rapporti personali che ruotano attorno a loro. Un modello che come insegnano le dittature, ha il problema di accomunare la parabola personale del capo a quella del suo regime. Ne sa qualcosa proprio il Pd che con Renzi era partito all’arrembaggio come drogato di decisionismo (si sa, non ci sono come le dittature per fare strade e ferrovie) ma quando l’amore tra Renzi e il popolo italiano è evaporato, il segretario del Pd si è trascinato il partito nella tomba. Finito il capo, finita la festa. È nella conquista del potere che i Salvenzi danno il meglio. Dicono quello che la gente vuole sentirsi dire, colpiscono duro gli avversari, non hanno nessuna remora morale o incertezza e per raccattare voti spalancano le porte dei loro partiti a cani e porci facendo della moralità una grana sulla strada del potere. Unico loro obiettivo. Il problema è quando arrivano in cima e lì scoprono che il mondo è molto più complicato di quello che pensavano e che per cambiarlo, loro ed i loro gigli magici, possono fare ben poco o comunque molto e molto meno delle aspettative che hanno generato. E così, certe cotte svaniscono con la stessa velocità con cui sono scoppiate e i Salvenzi si ritrovano isolati e detestati da quel mondo che dicevano di voler cambiare. Il tutto a spese nostre, ovviamente.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 22/4/2018 alle 17:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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