Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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13 febbraio 2017
POLITICA
Congresso del Ciaone

Segnato in faccia, pallido, voce incerta e a strappi. Renzi sembra il cugino sfigato del Premier più arrogante della storia repubblicana. Dice che legge molto e si diverte e girerà l’Italia per capire cosa non ha funzionato in vista del congresso. Che un egoarca come lui si diverta a casa da solo senza lavoro e riflettori, è una menzogna come quella che si sarebbe ritirato dalla politica. Che un egoarca come lui ammetta che la colpa è sua, del suo carattere, è una chimera. Anche perché non funzionando lui come persona, l’unica soluzione logica è che cambi mestiere. Lo dice la sua faccia smorta, il genio fiorentino si è tagliato i coglioni da solo e ci sta male, non si dà pace e non vedrebbe l’ora di tornare. Il problema è che il 60% almeno del paese non lo può neanche vedere e anche nel suo partito l’aria sta cambiando. Non che i suoi rivali siano un granché. Speranza ha il carisma di un metronotte, il toscano Rossi parla sottovoce un politichese incomprensibile, il pugliese Emiliano è generoso e solido ma troppo locale. E’ proprio il vento politico che è cambiato in modo irreversibile. Renzi ha portato il Pd a destra, ha massacrato i lavoratori e flirtato con le banche, così è percepito anche nel Pd, e ora che è stato costretto a convocare il congresso dovrà risponderne. E lo dovrà fare sia sui contenuti neo berlusconiani della sua politica, sia sui metodi populisti con cui ha governato paese e partito. Come aggravante, la sbornia renziana, le sue forzature, non hanno portato risultati concreti. Crescita, occupazione, legalità, giustizia sociale, niente, il governo del Partito democratico ha nei fatti fallito clamorosamente. La linea neo berlusconiana ha poi esasperato le contraddizioni interne di un partito in cui i vecchi dinosauri sono ancora tutti lì e non hanno mai superato l’essere post comunisti e post democristiani a parole, ma non nella cultura che ancora li anima. Una guerra tra bande riscoppiata insieme al bluff populista. E se la base del Pd (e non gli elettori ex Foza Italia e di destra che hanno votato Renzi) finalmente interpellata col congresso confermerà tutto questo, per Renzi non c’è nessun futuro né nel partito né nel paese. Solo un triste ciaone.

Tommaso Merlo


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19 giugno 2016
POLITICA
La cultura politico mafiosa del Pd

Il Pd ha confermato la sua cultura politico-mafiosa in questa campagna elettorale. Il Pd deruba la cosa pubblica da anni ed é colluso con la criminalità organizzata. Affermazioni basate su scandali reali in tutta Italia (fatti, processi), non opinioni. Governa con indegni trasformisti come Verdini e Alfano e altri condannati con cui sta riscrivendo la Costituzione a forza. Il Pd é artefice di disastri storici come a Roma e in molte altre città. Eppure, in questa campagna elettorale, si è accanito in maniera subdola e vergognosa (quasi intimidatoria e di carattere mafioso) contro gli avversari e in particolare Virginia Raggi a Roma. Certe beghe legali tenute all’ultimo giorno sono state costruite ad arte per sfregiare l’avversario senza dare possibilità di replica. Sono atti di violenza politica come bruciare la macchina fuori da casa, e vili perché fatti di nascosto nel momento che possono recare il massimo danno senza dare l’opportunità all’avversario di difendersi in teoria (brava è stata la Raggi a pubblicare le carte nonostante il silenzio elettorale). Il Pd ruba per milioni e milioni di Euro (vedi Mafia Capitale) e poi vorrebbe distruggere la candidata 5 stelle per una omissione in una autocertificazione di rapporti di lavoro del tutto regolari. Vuol dire che quelle carogne del Pd si sono messi per mesi e mesi a spulciare in ogni angolo della vita dei candidati a 5 stelle pur di trovare qualsiasi cosa per farli fuori. Non hanno trovato niente, e alla fine si sono attaccati ad inezie pur di tentare di non perdere le loro dannate poltrone. Hanno spruzzato fango, hanno perpetrato attacchi personali, come se rifiutassero la democrazia, e volessero vincere con qualunque mezzo. E senza vergogna. Questa non è politica (confronto tra idee e programmi), questa è cultura politica-mafiosa di cui il Pd è oggi il rappresentante nazionale. Il peggio dell'Italia, un incubo di cui ci dobbiamo liberare elezione dopo elezione.

Tommaso Merlo


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14 agosto 2015
POLITICA
La moglie troia degli ex comunisti del Pd

Domanda: se scopri che tua moglie la dà all’intero paese, te cosa fai? 1. Fai finta di niente, dai la colpa al paese, e te ne vai in giro con delle corna da cervo sulla testa come nulla fosse. 2. Ti arrabbi e mandi quella troia di tua moglie fuori di casa a calci e te ne trovi un’altra. Gli ex comunisti che dopo aver amato Berlinguer in gioventu’, oggi votano il Pd di Renzi, scelgono la prima ipotesi. Ora, si dirà, il cornuto è l’ultimo a saperlo, ed è probabile che vi siano in giro molti coglioni che poverini non hanno i mezzi per capire che c’è una differenza abissale tra Berlinguer e Renzi, tra la sinistra di allora e quella di oggi. Una differenza nei contenuti ma soprattutto nel modo di fare politica e intendere la democrazia. Einstein diceva che l'intelligenza umana ha dei limiti, la stupidità no. Ma la scusa di non aver capito non regge per la classe drigente ex comunista del paese. Ex militanti, amministratori, politici, giornalisti, intellettuali, milioni di persone che nonostante l’ex Partito Comunista fuso a freddo con una fetta di ex Dc sia diventato un partito populista alla sudamericana con un retrogusto fascista, lo continuano a votare lo stesso. E si rapportano al loro nuovo leader maximo come Bondi con Berlusconi, o come Grandi con Mussolini. Gente che sa benissimo che la loro moglie è una grandissima troia, eppure fanno finta di niente. Ma come è possibile? Ipocrisia e debolezza di gente che si è arresa? Pigrizia e conformismo dovuto all’età? Mah. Di certo va accantonata la ragione politica, oggi che il pisello del Cainano ci ha lasciati per sempre, non c’è neanche piu’ “il nemico comune da combattere” per giustificare tale misero trasformismo esistenziale. E oggi l’unica spiegazione che ha senso è il bieco interesse personale e la paura di entrare in conflitto col sistema che gli da mangiare. Della serie: mia moglie è una gran zoccola ma mi stira bene le camicie, fa delle lasagne squisite e me la tengo lo stesso.

Tommaso Merlo


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8 agosto 2015
POLITICA
La Serracchiani la dà a Toti

Lo so, in molti si chiederanno: ma che cazzo ci fanno a Roma quei due? La Serracchiani è Presidente del Friuli-Venezia Giulia, al confine con l’Austria. L’altro, Toti, è neo Presidente della Liguria e pare abbia capito dove sia dopo le elezioni. Ma col renzismo va così e i politici non fanno neppure più finta di far il loro lavoro. E girano per Roma come mosconi sulla merda (merda nel senso di potere). Molti altri si chiederanno addirittura, ma chi cazzo sono quei due? Entrambe le domande sono sacrosante. Ma lasciamo stare, sono solo due inutili marionette, una di Renzi, l’altra di Berlusconi. E oggi - ed è questo che conta - si son rimessi a ciulare sotto l’ombrellone. E di brutto. Pare sia stato il Pd della Serracchiani ad aprire per primo, e Toti si sia infilato dentro deciso tutto arrapato. Una cotta estiva colpa del solleone? No, quei due hanno cominciato a ciulare ai tempi del Nazareno, poi gli si è rivoltato addosso il mondo intero, e sono tornati sotto le mura domestiche controvoglia. Si tratta di un ritorno di fiamma piuttosto. Del resto sembra non avessero alternative. Quella baldracca di Verdini si è messo a pecorina ma si è tirato dietro solo una decina di colleghe parlamentari e non bastano per fottere il Senato e la Costituzione. Servono chiappe fresche e quelle di Forza Italia sembrano ancora a disposizione dopo che il capo di Mediaset ha potuto decidere chi fosse il presidente del suo maggiore concorrente e cioè la Rai. Roba da terzo mondo si dirà, ma pare che il ruttatore fiorentino non voglia mollare il palcoscenico nonostante fischi e pomodori. Spera nel secondo tempo, e nei soliti coglioni che in politica il Bel Paese produce con generosità. Ma restiamo alla cronaca. Sembra che le opposizioni abbiano i numeri per mandare a casa Renzi su sta stronzata del Senato che vuole fare invece di occuparsi dei problemi di noi poveri cristi. Ci sono 513mila emendamenti e la minoranza Pd vuole dimostrare di non essere mentale. Servono chiappe fresche, come detto, e in assenza di una legge che riconosce le coppie gay, si va all’antica, e la Serracchiani la dà a Toti nella speranza che serva a Renzi per tirare avanti.

Tommaso Merlo


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29 luglio 2015
POLITICA
Azzolini continuerà a pisciarci in bocca

Se chiedete ad una manica di ladri di votare o meno per l’arrresto di un loro collega, secondo voi cosa voteranno? Si? Oppure faranno il segno dell’ombrello per difendere se stessi e la loro categoria? Il Partito Democratico ed i suoi complici, ci hanno fatto l’ennesimo segno dell’ombrello e hanno salvato dalla galera – per il momento – un loro collega, Azzolini. Quello che voleva pisciare in bocca ad una suora se non faceva come diceva lui. Quello implicato in una truffa da 500 milioni a spese di vecchi e moribondi, e ovviamente a spese di noi coglioni contribuenti. Protagonista indiscusso di questo ennesimo schifo, è il Partito Democratico di Renzi che ha lasciato libertà di voto secondo coscienza ai propri parlamentari. Come se ce l’avessero ancora una coscienza e fosse addirittura libera. Una barzelletta, una pisciata in bocca a tutti noi. Ma la deriva renziana sembra non avere fondo. Solo tre settimane fa, la Giunta per le immunità aveva votato per l’arresto, oggi metà Pd cambia idea e 189 onorevoli si tirano giu’ i calzoni e ci pisciano addosso dalle finestre di Palazzo Madama. Onorevole, ci mancherebbe, ma sempre di una cascata di piscia si tratta. Dicono che il Pisciatore Azzolini sia stato salvato perchè per 12 anni è stato presidente della Commissione Bilancio, e molti amici complici in Parlamento gli dovevano dei favori. Della serie "i compagni di pisciate non si scordano mai". Altri dicono che si tratti di una pisciatina maligna verso la Magistratura, della serie “Lasciateci pisciare in pace”. Altri sostengono che siamo tornati a nuotare in un mare di piscia, come ai bei tempi di Berlusconi quando la Casta ci inondava satolla con le proprie urine benedette. Un pisciame complesso da decifrare. Di certo, Renzi e i suoi urinatori personali hanno deciso di pisciare platealmente addosso ai propri elettori ancora una volta. Un pisciume azzardato secondo i sondaggi. Molti elettori del Pd si sono già scansati da una tale vespasiano, altri stanno capendo che quella che gli piomba dal cielo ogni santo giorno non è manna democratica, ma becera piscia populista. E forse è meglio che si facciano una doccia e votino stellato.

Tommaso Merlo


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permalink | inviato da Merlo il 29/7/2015 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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