Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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11 febbraio 2018
POLITICA
L’ideologia individuale e i 5 Stelle

Le ideologie non sono morte. Si sono trasformate da fenomeno di massa ad individuale. Oggi ognuno se ne crea una personale frutto della propria storia, delle proprie conoscenze, della propria indole. Certo, è fisiologica la presenza di cavalieri cementificati nel passato e giullari di qualche corte, ma la tendenza generale delle porzioni più dinamiche della società, è quella di una progressiva emancipazione. I cittadini sviluppano opinioni in proprio filtrando la massa di informazioni che ci sommergono come mai prima nella storia. Hanno imparato a farlo, hanno dovuto imparare. Internet ha dato potere ai cittadini, quello di filtrare, quello di scegliere e non subire più come in passato la potenza e l’invadenza della televisione o il prestigio ipocrita di qualche giornale. I social media non sono altro che palinsesti personali - talk-show e prime pagine - selezionate in base alle proprie convinzioni, alla propria ideologia, in tutti i campi. L’emergere di una ideologia individuale ha avuto conseguenze potenti sulla politica. A differenza che in passato niente è “per sempre”. Un tempo o stavi da una parte o dall’altra e se eri comunista o fascista lo eri per tutta la vita altrimenti finivi sul patibolo dei traditori (almeno prima del 1989). Oggi si sceglie di volta in volta il partito o il leader che in quella fase è più coerente con la propria ideologia. Forse non ancora abbastanza vista la zavorra dei “seggi sicuri”, ma questa è la salubre tendenza di fondo. Il cittadino moderno non sposa più una causa, ma si fidanza ad un progetto. Finché ci crede, finché dura, finché non trova di meglio. La volatilità critica degli elettori ha l’enorme vantaggio di premiare chi merita e liberarsi dei ciarlatani e dei loro cartelli. Non ancora abbasta per colpa dei partiti tradizionali e da retaggi culturali del passato, ma questa è la tendenza di fondo. Orfano di ideologie fallimentari, tradito da partiti e politicanti indegni, il processo di emancipazione in Italia - anche grazie all’avvento di Internet - ha avuto una accelerata fortissima. A testimoniarlo l’unica entità politica totalmente post-ideologica sul piatto, il Movimento 5 Stelle che in pochi anni ha raggiunto percentuali intorno al 30% senza soldi, senza uffici, senza televisioni e giornali, senza magnati alle spalle e in uno dei grandi paesi nel cuore dell’Europa. Bisognerà attendere i libri di storia perché qualcuno ammetta con onestà la straordinarietà di questo fenomeno. E una delle ragioni del successo del Movimento 5 Stelle è proprio il diffondersi dell’ideologia individuale. I movimenti post ideologici non cercano come i vecchi partiti di dare tutte le risposte, di offrire una visione del mondo, una filosofia di vita. Ma propongono ai cittadini un progetto concreto, fattibile e a medio termine. Propongono un programma, dei valori di fondo, dei delegati e un bagaglio di credibilità. Chi li vota è libero di rimanere se stesso, di continuare a coltivare la propria ideologia individuale. Il Movimento non pesca a destra e sinistra come dicono, ma rappresenta chi è oltre a certi schemi, chi si è emancipato dal passato. Votare è - e sarà sempre più - una mera scelta tra progetti politici alternativi. Il 4 marzo ci dirà a che punto è arrivato questo processo di emancipazione nel nostro Paese. Di certo, grazie ai 5 Stelle, si tratta già di una mezza vittoria. L’Italia è in fondo a tutte le classifiche continentali, ma è ancora all’avanguardia nella sperimentazione di nuove di forme di rappresentanza democratica coerenti coi profondi cambiamenti culturali in corso.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 11/2/2018 alle 17:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 febbraio 2018
POLITICA
La notte di Arcore

Una folla di sostenitori 5 Stelle legge in coro la sentenza Dell’Utri ad Arcore, a pochi metri dalla villa di Berlusconi. Una scena terrificante per un paese occidentale. Nel caso ce ne fosse ancora bisogno dopo trent’anni, i giudici hanno certificato in Cassazione come il tre volte presidente del Consiglio ed attuale candidato premier scese a patti con la mafia. Una verità storica dimostrata fino alla noia perfino da testimoni diretti come il boss Di Carlo e da decine di prove e controprove. Una verità vergognosa che getta l’Italia intera nel fango ma che milioni di cittadini italiani - almeno il 15% che i sondaggi attribuiscono a Forza Italia - sembrano ancora ignorare. Si tratta di storia, di fatti certi. Berlusconi invitò la cupola mafiosa nei suoi uffici di Milano nel 1974 e da allora pagò profumatamente Cosa Nostra per anni. Prima per la protezione della sua famiglia (e cioè invece di rivolgersi alle Forze dell’Ordine, Berlusconi comprò protezione dalla mafia) poi per l’istallazione delle sue antenne televisive in Sicilia e collaborando fattivamente anche alla nascita di Forza Italia. Fatti di una gravità inaudita. In nessun paese occidentale un politico con tale passato potrebbe minimante ambire a ruoli politici o istituzionali. Un tale personaggio sarebbe trattato dall’intera popolazione come un traditore o più semplicemente come un mafioso pericoloso per la collettività. Come è possibile allora che circa 5 milioni di cittadini italiani sembrano disposti a votarlo ancora? Tra loro c’è di certo una minoranza di sprovveduti che non sanno o non hanno capito. Cittadini che si informano poco e magari guardando Rete 4 pochi giorni prima del voto. Ma la grande maggioranza di quel 15% si divide in due categorie. Una elitaria che trae vantaggi dal potere economico e mediatico di Berlusconi. Poltrone, visibilità, soldi. La classe dirigente del partito, delle sue aziende e di chi gli gravita attorno da Roma fino alla provincia. Gente che ha svenduto la propria coscienza e a cui spetta il mesto destino del suo padrone. Il problema vero è la seconda categoria - più numerosa e deleteria in una democrazia - quella dei faziosi cronici, dei cittadini tifosi. Gente che non vuole conoscere la verità storica, oppure – se per sbaglio la scopre – preferisce negarla, preferisce minimizzare e concentrare i due neuroni che gli rimangono liberi per scatenarsi contro i nemici, contro la curva avversaria. Cittadini tifosi che ripetono quanto urlato dal capo della curva e per cui l’odio contro gli avversari prevale su tutto, anche sulla verità, anche sulla propria dignità. Cittadini tifosi che hanno fatto la fortuna di Berlusconi che li ha sempre usati negando l’evidenza ad oltranza e dando la colpa a fasulle congetture e persecuzioni dei suoi avversari. In passato ai giudici e ai comunisti, oggi ai 5 Stelle. Una cultura civica suicida per una democrazia e che riguarda anche fette ingenti del giornalismo, delle istituzioni e delle altre forze politiche. È questa la domanda che rimane sospesa nella notte di Arcore. Com’è possibile che Berlusconi sia stato e sia ancora ritenuto un interlocutore politico degno? Com’è possibile che la nostra Repubblica sia stata umiliata fino a questo punto?

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 10/2/2018 alle 11:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 febbraio 2018
POLITICA
Se tornasse il duce

Se tornasse il duce prenderebbe chi si dichiara fascista nel 2018 a manganellate e olio di ricino. O meglio, gli riderebbe semplicemente in faccia. Gli basterebbe fare un giro a Macerata o nella sua Predappio per capire gli altarini di certe carnevalate. In Italia si cresce ancora col tabù del fascismo come se non fossimo ancora riusciti a far pace con la nostra storia. Segno di immaturità, segno di debolezza soprattutto politica. E non c’è come un tabù per ostacolare la conoscenza, per creare quelle fratture su cui prospera la cattiva politica. E non c’è come un tabù per rendere attraente qualcosa, soprattutto per i giovani che anche se aprissero i libri giusti non riuscirebbero ad andare oltre al primo paragrafo. Più facile seguire il branco, più eccitante osannare un capo perché alla fine quello che conta è quello. Ritrovarsi davanti alla tomba di un camerata e sentirsi potenti gridando a squarciagola e alzando il braccio teso al cielo. Quello che conta è scaricare la propria rabbia confortati da un’identità illusoria, è sconfiggere le proprie paure aggrappandosi ad un cruento ego collettivo. Debolezza, non forza. I forti sono aperti al nuovo, al diverso, al sapere. Non rifiutano il cambiamento ma lo affrontano, cercano di gestirlo. I forti sono in prima linea nel presente, non rintanati nel passato. Se tornasse il duce di libri ne aprirebbe eccome. In settant’anni dalla sua morte il mondo è cambiato completamente. In Europa, dopo millenni di guerre intestine si è addirittura capito che uniti si è più ricchi e sicuri. L’intelligenza collettiva è così, perlomeno lenta. Il duce scoprirebbe la vittoria della democrazia, dei diritti umani, delle libertà e di come la qualità della vita sia enormemente migliorata per diversi fattori ma soprattutto grazie alla contaminazione di idee, valori e conoscenze generata da sistemi politici sempre più permeabili. L’opposto che in passato. Si progredisce insieme agli altri e più gli altri sono diversi più sono gli stimoli alla propria evoluzione. Se tornasse il duce ammirerebbe gli enormi passi avanti dell’Italia e comprenderebbe come sostenere oggi il fascismo sia una mera stupidaggine. Un qualcosa che non ha senso storico e quindi politico. E condannerebbe chi non essendo stato capace di coltivare e crescere nuove visioni politiche si attacca disperato ad anacronistici lidi. Su Mussolini è stato scritto di tutto a seconda della simpatia di chi impugnava la penna, ma di certo non era uno stolto. E se tornasse, seduto in una biblioteca o a passeggio per Via del Corso, capirebbe come la vita dei popoli è proprio simile a quella delle persone. Ci sono fasi diverse, alcune felici altre meno, alcune ordinarie altre straordinarie, e quello che conta per il benessere è non rimanere incastrati nel passato ma crescere, evolversi. E compito della politica è proprio quello di affrontare con sempre nuove soluzioni le sfide che la storia ci pone innanzi. Se il duce tornasse riderebbe grassamente delle sceneggiate di Kim Jong-Un e aderirebbe alla democrazia liberale. A modo suo magari, ma senza esitazioni. Senza scivolare in patetiche quanto assurde nostalgie.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 9/2/2018 alle 9:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 febbraio 2018
POLITICA
Esodo dal Pd e voto utile

Lo dicono i sondaggi, lo dice la Sicilia. Il 4 marzo è una sfida tra destre e 5 Stelle. Se il Pd non crolla sotto al 20 è già un miracolo. Che senso ha allora votarlo? Per rifare l’inciucio con Berlusconi stavolta da pari e allo scoperto? Fingere cioè fino al 5 e poi dire di volersi sacrificare per il bene del Paese contro i populismi? Una mossa azzardata che molti elettori del Pd temono visto l’esodo in atto. Migliaia di compagni ogni giorno fanno le valige. Lo testimoniano quegli zero virgola qualcosa che quotidianamente si volatilizzano rinsecchendo la cifra del Pd a livelli inauditi. Altro che seggi sicuri, sembra che anche gli elettori di pietra stiano rotolando via. Obiettivo? il voto utile. Tentare almeno di far vincere qualcuno e di far incidere il proprio voto. Tra loro alcuni hanno preferito optare per l’originale Forza Italia ed abbandonare la fotocopia renziana. Alcuni sono scappati da Salvini impauriti dalla panzana dell’uomo nero. Ma in pochi se la sono sentita di arrendersi palesemente al nemico storico. Certe porcherie sono sopportabili solo se fatte nei Palazzi, possibilmente nei corridoi, di persona si rivolta la coscienza. Per questo in molti sono in fuga in direzione opposta. Non verso il passato ma verso il futuro. Molti elettori del Pd stanno optando per il Movimento 5 Stelle, unica vera novità politica. Un passaggio non facile che va rispettato. Dopo decenni di presunta “superiorità morale” non è facile venire scavalcati proprio su quel terreno. Dopo decenni di presunta “superiorità intellettuale” non è facile ammettere che dietro a certe parole non è rimasto nulla. Non è facile ammettere di aver avuto torto, non è facile cambiare e non è facile nemmeno capire cosa sia davvero il Movimento soprattutto ad una certa età, soprattutto dopo una lunga militanza. Ad agevolargli il compito ci ha pensato Renzi. Uscito da anni di roboante sforzo governativo con una storica batosta referendaria senza nemmeno spendere cinque minuti di riflessione, Renzi ha fatto fuori quel poco di sinistra che rimaneva nel Pd. Prima assistendo satollo alla scissione, poi falcidiando stalinamente gli ultimi oppositori interni nelle liste elettorali. Legnate sulla testa degli ultimi eroici elettori del Pd. La Boschi premiata sotto le Dolomiti e paracadutata ovunque, la Lorenzin e Casini a Modena e Bologna, il figlio di De Luca a Napoli e compagnia bella d’impresentabili sparsa per lo Stivale. Certe personalità sono così, se ostacolate nel loro impeto innovatore, quando falliscono diventano distruttive. Come per vendetta verso coloro che non li hanno compresi o li hanno addirittura ostacolati. Ce ne faremo una ragione. Nel frattempo, più il Pd crolla nei sondaggi, più si palesa la necessità di un voto utile e l’esodo si gonfia. Vedremo quanti ex Pd preferiranno restare nel passato votando un evasore ottantunenne e un razzista nero e quanti avranno invece il coraggio di aderire alla grande opportunità di cambiamento offerta dai 5 Stelle dopo anni di sterile inciucio.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 9/2/2018 alle 8:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 febbraio 2018
POLITICA
Ieri i comunisti, oggi i negri

Non c’è come la paura per strappare consenso. Lo sa bene Berlusconi che in passato ha usato lo spauracchio dei comunisti per raccattare voti, mentre oggi sfrutta i negri. I tempi sono cambiati del resto e coi comunisti alla fine ci ha pure governato e non vede l’ora di rifare l’inciucio dopo il 4 marzo. Oggi a far paura sono i migranti, prende voti chi promette di difendere la popolazione impaurita dall’uomo nero, chi si erge a sceriffo rassicurante. Ed ecco che ogni giorno Berlusconi ne spara una: “ce ne sono 600 mila che compiono furti in appartamento”, “cambieremo la legge sulla legittima difesa”, “è una bomba sociale”. A fargli da controcanto le sue televisioni, a Rete4 si alimenta la paura ogni santo giorno da anni ormai con ore ed ore di cronaca nera in tutti sensi. Poi c’è il suo socio, Salvini, che grazie all’”invasione” ha fatto dimenticare perfino i diamanti di Belsito e il genio del Trota e grazie alla paura ha riportato la Lega in doppia cifra lasciando stare i “terroni” e prendendosela coi negri. La paura è così, rende l’uomo cinico e miope. Lo rende pronto a tutto. Anche ad affidarsi a qualche cialtrone purché abbia la pistola carica. Lo sanno i politici, lo sa il centrodestra italiano che oggi é in testa nei sondaggi proprio perché percepito come fronte politico più duro e severo contro l’immigrazione. Un consenso che si rafforza ad ogni scivolata razzista, ad ogni rigurgito fascista. Come fossero solo loro i paladini dell’italianità, della sicurezza, della roba. Non importa che il mondo corra in tutt’altra direzione. Non importa che la storia dimostri esattamente il contrario e che per controllare i flussi e gestire il fenomeno ha fatto più Minniti in pochi mesi che la Lega in decenni di lagne isteriche. Quanto a Berlusconi si sa, fa politica per altri motivi, dell’Italia non glie n’è mai fregato nulla, figurarsi dei migranti. Ma oggi sono loro a portare voti, non più i comunisti e allora che guerra ai migranti sia. Del resto, finché gli elettori italiani abboccheranno, perché non provarci. Tutto per qualche voto, tutto per riconquistare il potere. Poi si vedrà, quello che conta è vincere le elezioni, non risolvere i problemi. Quello che conta è oggi, non domani. Come al solito, come sempre. Che una questione così complessa come l’immigrazione che richiede una forte credibilità e presenza internazionale possa essere gestita da un pregiudicato nemmeno candidabile che in politica ha fatto solo chiasso e fatti propri o da un razzista di caratura europea come Salvini, è un’assurdità. L’Italia rimarrà ancora più isolata e quindi vulnerabile, per il resto si scateneranno le solite inconcludenti cagnare figlie della propaganda invece che del ragionamento, figlie dell’estremismo ipocrita che genera altrettanta opposizione invece che del buon senso. Sembra che milioni di italiani si ostinino a non capire che alla fine i cittadini ottengono la politica che si meritano. Ed affidarsi a partiti e leader che sfruttano le nostre paure per qualche poltrona, è un mesto suicidio.

Tommaso Merlo





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