Tommaso Merlo, ebook, e-book, e-books, politica, attualità, analisi, democrazia, commenti politici, partiti, Italia tommasomerlo | La politica non è sempre una cosa seria | Il Cannocchiale blog
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14 maggio 2018
POLITICA
M5S-Lega, l’uovo e la gallina

Le elezioni subito convenivano sia al Movimento 5 Stelle che alla Lega e potevano dare un colpo di grazia al vecchio sistema Renzusconi. Nelle urne sarebbe sorto un nuovo bipolarismo in cui Movimento e Lega sarebbero stati i due poli sostituendosi alla finta contrapposizione destra-sinistra garantendosi così anni ed anni di praterie politiche in cui sguazzare passandosi magari la palla. Ed invece sembra abbiano preferito l’uovo oggi alla gallina domani. Sembra, perché in politica la strategia conta eccome e forse Lega e Movimento mirano sia all’uovo che alla gallina ma non subito. E per una via più graduale e rassicurante. Altrimenti la loro fretta di governare non avrebbe senso. I sondaggi li danno in forte crescita ed entrambi i loro nemici storici in forte calo, i problemi degli italiani attendono da anni e per qualche mese in più non sarebbe cambiato nulla e la prospettiva di un governicchio a tempo proposta da Mattarella era ragionevole. Ma un nuovo trionfo Lega-Movimento nelle urne e magari ancora più clamoroso avrebbe fatto tremare i palazzi che contano anche oltralpe. Meglio evitare, meglio che i due “populismi” governino a braccetto moderandosi a vicenda in modo che la loro esperienza governativa sia politicamente più fragile e quindi meno incisiva e più bloccabile all’occorrenza. Trattati internazionali, Europa, Nato, il contesto internazionale è sempre più caotico e preoccupante e il Quirinale ha voluto ribadire che va bene tutto purché l’Italia continui a non contare nulla e soprattutto a non alzare troppo la cresta dando fastidio a cosa davvero conta a sto mondo (sarà interessante vedere ad esempio se il neo governo Movimento-Lega troverà coperture alle sue riforme anche risparmiando i miliardi di Euro che l’Italia spende nelle ormai patetiche missioni di guerra travestite da pace). Ma quella dell’uovo potrebbe anche essere frutto di una strategia propositiva. Andando subito al governo insieme, Lega-Movimento potrebbero accreditarsi come forze governative dopo anni di barricate all’opposizione. La Lega Salviniana (che non è quella di Bossi e Maroni) e il Movimento che è una forza inedita nel panorama occidentale, vogliono cioè rompere il tabù di un loro arrivo alla guida di un grande paese. Vogliono ripulirsi dalla nomea di essere antisistema e quindi potenzialmente pericolosi. Vogliono vincere le diffidenze sia dei benpensanti autoctoni che delle burocrazie internazionali rimanendo composti sulle poltrone che contano. Battezzarsi come forze politiche che magari il sistema lo vogliono cambiare ma sempre parte di esso sono. La decisione dell’uovo di M5S-Lega potrebbe anche avere ragioni più pragmatiche nella conquista della gallina domani. Lega e Movimento sono forze politiche senza soldi (il Movimento per scelta, la Lega per casini vari) e senza media a supporto e con tutti gli uomini nelle pozioni più strategiche del paese nominati da Pd e Forza Italia. C’è poi la Rai in mano alla vecchia politica, c’è l’abnorme conflitto d’interessi di Mediaset, ci sono i giornaloni finanziati con soldi pubblici tutti pro vecchio sistema, c’è una legge elettorale oscena ed i mille tentacoli delle classi dirigenti forzapiddine pronte a tramare contro il cambiamento. Andare subito al voto in queste condizioni avrebbe quindi comportato dei rischi. Meglio subito il governo, ripulire la macchina dalle scorie di Pd e Forza Italia, correggere le storture principali del sistema e solo allora tornare al voto ad armi pari magari dopo aver portato a casa qualche riforma importante per i cittadini togliendo argomenti politici ai nemici. E solo allora puntare alla gallina.

Tommaso Merlo

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12 maggio 2018
POLITICA
M5S, verginità e nemico comune

Ciò che ha tenuto unito il Movimento 5 Stelle fino ad oggi è stata anche la legge del nemico comune. Non solo cioè la bontà del progetto e delle idee, ma anche la volontà di sbarazzarsi della vecchia politica che attraversa la società italiana. Il Movimento ha oggi dimensioni enormi, racchiude diverse anime, ha pescato elettori ovunque eppure è sempre stato granitico. Nemmeno il fuoco incrociato dei vecchi partiti e dei loro media lo ha mai scalfito, anzi, lo ha accresciuto. Il Movimento ha retto come nulla fosse perfino quando è scivolato come con certi candidati indegni o la storia dei rimborsi. Questo perché la volontà di vincere la vecchia politica – il nemico comune – è sempre stato un collante più forte di ogni colpo subito, di ogni errore di percorso commesso. Oggi il Movimento è difronte ad un dilemma storico che rischia d’incidere nel suo futuro: tentare cioè di formare un governo subito con Salvini, oppure tornare al voto e puntare alla maggioranza parlamentare. Il dilemma se passare da “antisistema” a “sistema” e farlo in compagnia della Lega, oppure rilanciare nelle urne visto che il vento a favore soffia ancora. Se sbaglia strada, nulla sarà più come prima. Il Movimento oggi può vantarsi di una verginità governativa che ha molto valore in una rivoluzione. Su di essa si basa molto del suo consenso. Il Movimento è governativo, prima o poi vuole perdere quella verginità, il punto è come e quando farlo. Fino ad oggi il Movimento è rimasto coerente a quanto promesso in campagna elettorale. Obbligato da un ridicolo sistema proporzionale voluto dei suoi nemici, si è dato da fare per formare un governo dimostrando senso di responsabilità. Il Pd ha sbattuto la porta confermando il suo stato di coma, la Lega si è seduta a parlare dopo due mesi in cui sosteneva che la coalizione di centrodestra era inviolabile salvo poi rimangiarsi la parola a tempo scaduto promettendo un opaco passo indietro del Cainano. Una situazione davvero ambigua e pericolosa aggravata dall’indecente riabilitazione del pregiudicato arrivata con la sincronicità di un segnale divino. I rischi per il Movimento sono quelli di andare al governo con un alleato inaffidabile esponendosi quindi ad imboscate anche interne ai palazzi. Questo è un punto cruciale: il giorno che il Movimento 5 Stelle entrerà a Palazzo Chigi, il vecchio sistema si scatenerà per distruggerlo con ogni mezzo al fine di dimostrare che non ci sono alternative al vecchio sistema (vedi caso Raggi). Per resistere a tali immani pressioni e proteggersi dal fango dei vecchi partiti, dei loro media al seguito e dei politicanti assetati di vendetta, il Movimento deve essere fermamente al comando del governo, possibilmente da solo, come un sindaco in un comune. Governare - passare alla prova dei fatti - è molto difficile soprattutto in questa fase storica in cui le aspettative degli elettori sono pari alla gravità dei loro problemi mentre sono svenite certe fedeltà ideologiche. Governare è rischioso e lo è ancora di più governare azzoppati da alleanze poco limpide, con le mani legate e senza nemmeno un proprio presidente del Consiglio. Per una forza politica “antisistema” come il Movimento, tale rischio può essere letale perché andando al potere rischia di perdere la credibilità che deriva dalla sua verginità governativa e quel potentissimo collante che è il nemico comune. Se non vi fossero alternative, il dilemma non si poneva. Ma visto che è possibile andare a votare tra qualche mese con grandi possibilità di poter poi agire in uno scenario nettamente più favorevole, molto meglio le urne. I cittadini hanno retto anni e reggeranno qualche mese in più. Quello che non potranno invece reggere è sprecare questa storica possibilità di cambiamento che è il Movimento 5 Stelle.

Tommaso Merlo

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11 maggio 2018
POLITICA
M5S e la trappola del governo subito

Se Movimento 5 Stelle e Lega tornassero al voto subito rivincerebbero le elezioni riducendo Forza Italia e Pd in briciole. Un governo insieme, invece, li logorerebbe consentendo il ritorno in massa degli zombi forzapiddini. Nelle urne gli italiani farebbero sorgere un nuovo bipolarismo senza Renzi e Berlusconi e le loro bande. Già questo sarebbe un risultato straordinario. Si aprirebbe davvero una fase politica nuova senza l’interferenza di classi dirigenti prive perfino della dignità per cambiare aria. Da Gasparri alla Boschi, da Brunetta a Rosato, da Fassino a Lupi. Sono ancora tutti lì, a stipendio pieno. Lo tzunami del 4 marzo ha colpito solo i pesci piccoli, quelli senza collegi sicuri e paracaduti, quelli non abbastanza amici dei boss che hanno stilato le liste elettorali. E sono ancora lì col dente avvelenato in attesa di potersi vendicare. Hanno già iniziato a sputare a destra e sinistra come preludio di un’opposizione spietata finalizzata a sfregiare i vincitori delle elezioni e quindi riciclarsi come usato sicuro. Una vendetta che verrebbe perseguita con tutti i media dalla loro parte. È vero che i cittadini si sono emancipatati dall’informazione disonesta ma non tutti e poi Rai e Mediaset e tutti i giornaloni sono una corazzata che può fare male se compatta nel boicottare l’esperienza governativa M5S e Lega. Incombe poi l’ombra del Cainano. Che il vecchio si sia arreso anche per l’ormai scarsa lucidità mentale sembra alquanto improbabile. Rappresenta un gruppo d’interessi dopotutto, non solo se stesso, rappresenta tanta roba ed i suoi gerarchi sembrano determinati ad immolarsi per lui come da peggiore tradizione. Ha poi processi infamanti ancora in corso e conoscendo il personaggio che giochi sporco è poco ma sicuro. Anche solo il sospetto che il governo venga condizionato dagli interessi del Cainano grazie alla sponda della Lega sarebbe devastante per il Movimento 5 Stelle. Anche solo il sospetto generebbe una emorragia di consenso. Se la Lega avesse corso da sola sarebbe stata tutta un’altra storia. Stando al presente ci sono le “cose da fare”. I cittadini hanno problemi urgenti e serve un governo ma siamo sopravvissuti a periodi ben peggiori di questo e la crisi dura da anni, qualche mese in più in attesa delle elezioni non cambierebbe chissà cosa. Certi allarmismi puzzano d’ipocrisia così come certe presunte affinità. Il Movimento propone la democrazia diretta, cooperare con un vecchio partito dirigista che “all’uno vale uno” propone il “Salvini vale tutti”, è un bel rischio. C’è poi il curriculum della Lega che tra sequestri e tribunali non garantisce certo gli standard di legalità e trasparenza degni del cambiamento che auspica il Movimento. Un’operazione talmente rischiosa quella del contratto tra Lega e Movimento che da come è maturata, sa di trappola. E cioé acconsentire un governo tra quelli che fino a ieri erano pericolosi “antisistema” in modo da impallinarli una volta a Palazzo Chigi e rovinarli per sempre. Del resto, siamo finiti in questo stallo per colpa di una legge truffa voluta da Pd e Forza Italia ma firmata anche dalla Lega e potremmo essere arrivati alla seconda parte del piano per bruciare il Movimento. Il Pd con l’Aventino ex ante, Berlusconi col finto passo indietro last minute: farli andare al governo e poi bastonarli fino a distruggerli. E il Movimento rischia davvero. Molte “cose da fare” sono complesse e richiedono tempo e un governo davvero unito e forte per venire realizzate e magari pure un Di Maio come premier che spinga. Un Movimento azzoppato al governo, col suo ambizioso programma, con enormi aspettative di chi l’ha votato, col Cainano nell’ombra, con tutti i media contro, con un clima internazionale non favorevole, con nei palazzi orde di vecchi politicanti pronti a scatenare l’inferno pur di sabotare la forza politica che li ha ridotti in macerie, è uno scenario da incubo. Il Movimento riuscirebbe magari a portare a casa qualche risultato concreto nel breve termine ma – una volta scattata la trappola - rischierebbe di compromettere per sempre l’obiettivo generale di rinnovare la democrazia italiana che sarebbe invece a portata di mano con una vittoria finale nelle urne.

Tommaso Merlo

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10 maggio 2018
POLITICA
Occhio, il Cainano striscia

La parola di Berlusconi non vale nulla, si sa. E in politica ancora meno. È vero che i suoi voti oggi non servono per formare una maggioranza M5S e Lega ma è anche vero che al nord Forza Italia e Lega governano insieme da decenni ormai e che molti neo deputati del centrodestra sono “meticci”, sono stati cioè eletti coi voti di entrambi i partiti. E visto che perfino Salvini ha dimostrato ancora una patetica sudditanza al Cainano non riuscendo a levarselo di dosso per due mesi, figurarsi i neo deputati “meticci” quanta forza possono avere di opporsi al volere del padrone di Forza Italia e dei suoi gerarchi che magari conoscono da anni, a cui magari devono la nomina e con cui hanno fatto campagna elettorale insieme. Zero assoluto. Si rischia una di quelle paludi in cui il Cainano si esalta. Quelle nebbie in cui affiora dall’acqua per imbastire i suoi giochi loschi, i ricatti e le trame nascoste. Siamo il paese dei voltagabbana parlamentari per eccellenza, dei traditori tollerati dalla legge che cambiano casacca senza nessun motivo, figurarsi se ne hanno mezzo. Si sposterebbero come pedine impazzite sulla scacchiera di una dama permettendo al Cainano di controllare la maggioranza di governo in modo occulto facendo mancare i voti ai provvedimenti sgraditi. Potrebbe cioè ricattare Salvini, ostacolarlo e col tempo logorarlo da fuori fino a farlo cadere malamente in modo da riprendersi i voti perduti nelle urne. Questa potrebbe essere la strategia indicibile di Forza Italia e del suo capo. Le elezioni subito sarebbero un massacro per loro, ma tra un anno o due, dopo il fallimento governativo di Salvini e Di Maio, sarebbe tutta una un’altra storia. Il Movimento deve stare molto attento. Ha solo da perdere da certe paludi. Se andassimo al voto la maggioranza assoluta è davvero a portata di mano. Questa crisi lo ha rafforzato mentre Pd con cespugli vari e Forza Italia sono destinati ad evaporare sotto il sole estivo. Il Movimento in questa fase deve tutelarsi, per farlo deve rimanere totalmente coerente con il metodo che ha sempre dichiarato ai suoi elettori e cioè quello di un contratto di governo che sancisca le cose da fare, i tempi e le procedure. Tutto nei minimi dettagli. Non un’alleanza ma un programma preciso e a tempo con poche cose urgenti per poi tornare al voto. Un contratto che idealmente dovrebbe essere firmato da tutti i deputati della Lega, anche da quelli meticci e che soprattutto contenga quei due temi politici che – oltre ad essere molto importanti al paese – sono divenuti il simbolo dell’Italia ostaggio del Cainano: il conflitto d’interessi e una vera legge anti-corruzione (che includa l’abolizione della prescrizione breve). Questi due punti non possono essere negoziabili. Se Salvini si rifiuta di includerli nel contratto vuol dire che bleffa e che lui e i suoi meticci hanno dato garanzie al Cainano di difendere la roba. Meglio stanarli subito, meglio che salti il banco adesso che dopo. Per il Movimento ha senso governare solo se è davvero nelle condizioni di “fare delle cose” significative e che facciano voltare pagina al paese buttando il berlusconismo nel cestino della storia per sempre. Se invece il Movimento cedesse anche minimamente all’abbraccio del diavolo, farebbe una brutta fine come successo dal 1994 in poi a tutti coloro che – sinistra compresa – hanno abboccato ai suoi inganni. Il Cainano deve rimanere fuori e il più possibile distante da questa esperienza governativa. Deve restare all’opposizione. Il nuovo governo deve essere totalmente libero di agire per il totale ed esclusivo interesse dei cittadini anche se questo fosse in contrasto con quello del Cainano a cui rimarrebbe giusto il diritto di votare contro come avviene in qualunque democrazia. È un momento delicato che il Movimento deve ponderare con calma senza cedere alle ipocrite pressioni esterne. Sui media le solite malelingue sbraitano isteriche ed i farisei del nulla se la fanno sotto ad ogni novità che esce dai loro ottusi schemi mentali. Se i cittadini avessero gli attributi delle classi dirigenti in Italia, saremmo già affondati nel Mediterraneo. Al Movimento e al suo progetto di rinnovamento democratico convengono le elezioni a giugno. Il sacrificio del governo con Salvini ha senso solo se ottiene le massime garanzie che il suo progetto politico non verrà minimamente compromesso dai giochi sporchi del Cainano.

Tommaso Merlo

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permalink | inviato da Merlo il 10/5/2018 alle 8:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
8 maggio 2018
POLITICA
Non fermeranno la Terza Repubblica

Più ostacoli il cambiamento più ne vieni travolto. Questa salubre crisi lo dimostra. C’è un momento in cui bisogna capire che è venuto il momento di farsi da parte. Se non lo capisci peggio per te. Per il vecchio sistema italiano quel momento era il 4 marzo 2018. Numeri straordinari, inequivocabili, stracolmi di significati politici. Roba che in una democrazia viva e vegeta, numeri del genere avrebbe scatenato dimissioni a catena, rivolte intestine negli apparati e teste baronali che rotolavano ovunque o si cospargevano di cenere nel rispetto dell’unico sovrano che dovrebbe contare, i cittadini. Già, ma siamo in questa Italia non per caso e il suo sistema moribondo invece di scansarsi si è incaponito per sabotare il cambiamento rifiutandosi perfino di sedersi a parlare coi vincitori. Questo è il fatto che passerà alla storia. Boss e loro manovalanza politica, giornalai organici e lobbisti de noialtri che gravitano intorno a Pd e Forza Italia - non essendo riusciti a truffare i cittadini con la loro folle legge elettorale - hanno tentato la disperata mossa del sabotaggio. Il Pd preferendo il suicidio renziano dopo una patetica ed insulsa melina. Forza Italia preferendo seguire il suo padrone nella fossa. Una macabra fine avvallata da Salvini, quel leone demagogo da bar che alla prova dei fatti si è rivelato un dudù qualunque ed è rimasto a cuccia nella speranza di guadagnarci qualcosa dal testamento del suo padrone. Alla faccia di ‘prima gli italiani’. Siamo ad una crisi inedita, ottimo segno che qualcosa sta cambiando davvero e che la Terza Repubblica sia alle porte. Per almeno un quarto di secolo, al potere si sono alternati cartelli elettorali di destra e sinistra come nulla fosse. Il perché lo abbiamo capito solo negli ultimi anni con lo storico outing di Renzi e Berlusconi: erano la stessa cosa. Destra e sinistra sono crollate col muro di Berlino, il resto erano solo balle elettorali. Col passaggio da Prodi a Berlusconi cambiava giusto la forma, oggi col Movimento cambia la sostanza. Questo è il punto. Il Movimento 5 Stelle propone un modello di democrazia più diretta, un programma che ridisegna il sistema e un bagaglio di valori di legalità e trasparenza e coerenza perduti. Non siamo al passaggio di consegne tra una coalizione e l’altra, tra un partito blu e uno azzurro, siamo al passaggio da un sistema ad un altro e quindi da una Repubblica ad un’altra. Questo spiega questa crisi, questo spiega la strenua reazione del vecchio sistema Pd-Forza Italia di questi due mesi e le orde di affiliati a cui tremano le ginocchia alla sola idea di dover togliersi le pantofole con cui scorrazzano nei palazzi del potere. Capiscono che per loro - come sono oggi - non c’è nessun futuro. Ma essendo incapaci di rinnovarsi o impossibilitati da quel verminaio di ipocrisie e compromessi ed interessi che incarnano, s’infilano in futili trincee. Invece cioè di assecondare la rivoluzione in atto nel rispetto della volontà popolare e con fiducia nelle istituzioni che regolano il gioco democratico, boicottano viscidamente la nuova era che vuole sorgere. Hanno i soldi, hanno giornali e televisioni, hanno i loro uomini piazzati nelle posizioni chiave ma non hanno i cittadini dalla loro parte, non hanno la storia dalla loro parte e non fermeranno mai la Terza Repubblica.

Tommaso Merlo

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