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2 gennaio 2018
POLITICA
Baroni giornalistici e prossime elezioni

Entra nel vivo la campagna elettorale permanente, i giornalisti italiani si preparano ad imbrattare migliaia di pagine di dichiarazioni solenni, promesse, attacchi e bugie dei politicanti vecchio stampo. Un fiume di parole da incanalare affinché sfoci dalla propria parte, quella della conservazione del sistema, di se stessi. Giornalisti, politici, editori, i tappi, le solite caste che in Italia si rinchiudono nei loro bunker d’orati convinti di stare vincendo la guerra mentre fuori i russi scorrazzano per Berlino. Un malanno tipico italiano. Si procede a strappi. Il sistema precedente deve crollare, poi si riparte. Le caste non si evolvono insieme alla società, non possono, non vogliono. Le caste sopravvivono grazie alla bolla autarchica in cui sguazzano. Innovazione, meritocrazia, rinnovamento sono concetti distruttivi per loro e al cambiamento preferiscono il bunker. Lì, stipati, i baroni giornalistici scrivono e sentenziano contro qualsiasi novità li metta in discussione. Non vogliono capire, i più vecchi non possono neppure. Sono i 5 Stelle il loro nemico, è il nuovo che vuole tagliare i finanziamenti pubblici ai giornali, che mira a risolvere le falle del settore in nome di una libertà di stampa degna delle democrazie occidentali, che li sputtana per quello che sono. Gli italiani i giornali non li comprano più nemmeno per accendere il camino o impacchettare il pesce e credono di più a Facebook che ai talk-show. Del resto a furia di faziosità, fake news politiche e commenti dei soliti quattro oracoli organici, la casta giornalistica ha esaurito ogni residuo di credibilità. Predicatori e scribi buoni per ogni stagione, tuttologi evergreen. Non ha senso leggere o ascoltare notizie manipolate ad arte per secondi fini. Non lo ha più. Il cittadino moderno vuole semplicemente conoscere i fatti nella loro cruda realtà e l’opinione se la fa in proprio. Le informazioni confezionate al servizio di qualche fazione sono solo materiale propagandistico da usare al bar il giorno dopo se proprio non si trova di meglio di cui parlare. I giornalisti, quella ristretta cerchia di privilegiati dalle mani lisce e le fiacche sulle chiappe, potrebbero svolgere un ruolo cruciale in una democrazia sana. Oltre a fungere da cani da guardia del potere (di tutto il potere), oltre a diffondere notizie vere, se gli avanza del tempo, potrebbero contribuire a decifrare, anticipare, affrontare lo sviluppo del pensiero e quindi della società. Contribuire alla sua evoluzione. E invece si riducono a tifosi urlanti nelle rispettive curve. Ultras aizzatori o moderatori a seconda delle convenienze. Noia e rabbia. L’informazione faziosa offende l’intelligenza del cittadino moderno, lo irrita. Ma i baroni non hanno alternative, hanno sprecato una vita per essere lì. Le solite facce, le solite penne che infestano schermi e prime pagine come se in Italia vi fosse solo una ventina di persone degne di disquisire sulla cosa pubblica. La solita ventina di parolai brizzolati mentre generazioni intere, mondi interi, sono senza voce, senza volto, senza parole nelle agorà regine. Clandestini a casa propria. In questa Italia il diritto di parola è concesso solo a coloro che conquistano la tunica perbenista da fariseo rispettoso dei cerimoniali del tempio mediatico. A chi non disturba e garantisce continuità. I baroni giornalistici vogliono la vittoria dei partiti tradizionali, Renzi o Berlusconi è lo stesso, l’importante è che nessuno osi sconquassare il loro status, il loro mondo ipocrita. E ce la metteranno tutta per riuscirci. Lo sanno. I numeri, il clima, le idee, le scelte che si stanno diffondendo nella società italiana, lasciano un barlume di speranza che prevalga la voglia di cambiare pagina davvero. Una vittoria a 5 Stelle li costringerebbe ad uscire dal bunker a mani alzate arrendendosi all’evoluzione della società, della democrazia.

Tommaso Merlo

www.tommasomerlo.com




permalink | inviato da Merlo il 2/1/2018 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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