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12 gennaio 2018
POLITICA
Renzi, De Benedetti e la nuova schiavitù

Renzi si è bruciato in pochi anni non certo solo per il suo caratteraccio. Oltre alla sua cinica arroganza ci sono ragioni di sostanza politica. Il recente scandalo di insider trading ce lo dimostra. De Benedetti racconta che fu l’allora sindaco di Firenze a volerlo conoscere per “chiedere pareri”, una collaborazione cresciuta al punto che i due condividevano regolari breakfast a Palazzo Chigi. Renzi, cioè, fin da quando era sindaco, per emergere, si fece amici i potenti, i ricchi e in seguito ha governato a braccetto con loro. Mentre girava l’Italia nei teatri a parlare di rottamazione e rinnovamento, cercava la sponda dei baroni che reggono l’Italia dietro le quinte da sempre. Se li fece amici, ottenne il loro appoggio offrendo ed ottenendo ovviamente garanzie e contropartite (lo stoico servilismo di la Repubblica ha finalmente un perché). Una costante nella carriera di Renzi, dalla visita ad Arcore a Berlusconi, alle passeggiate con Marchionne fino al brindisi con Jeff Bezos di Amazon. L’azione politica di Renzi è sempre partita dalla testa del pesce (anche se è quella che puzza di più) ed è sempre andato in giro a raccontare l’opposto, che lui e il suo Pd riformavano l’Italia nell’interesse nostro. Altro che storytelling qui siamo al meschino doppio gioco, ad un bluff di dimensioni storiche. Renzi, presunto uomo di sinistra, come prima cosa si è sempre inginocchiato davanti ai padroni, ha sempre prima intrallazzato con loro senza neanche passare dai cancelli e dalle officine, senza mai sporcarsi le mani e la camicia ma limitandosi a raccontare balle ai quattro venti in televisione a cose fatte. È lo stesso De Benedetti ad ammetterlo quando dice addirittura “il Jobs Act gliel’ho suggerito io”. E cioè, per riformare il lavoro - storicamente il cuore della politica di centrosinistra – Renzi non ha consultato operai, impiegati, disoccupati e precari, no, non ha perso tempo col popolo, ma lo ha concepito a colazione con un magnate miliardario, un capitalista di vecchio corso invischiato nell’editoria e nella finanza da quando Renzi andava ancora ai lupetti. Un triplo tradimento. Quello della rottamazione, quello del mondo di sinistra e quello di una democrazia degna di essere definita tale. È inaccettabile che aspetti così cruciali della vita delle persone come il lavoro siano state anche solo influenzate da gente come De Benedetti senza nessun titolo, senza nessuna legittimità ad aprire bocca e soprattutto lontano anni luce dai poveri cristi che per due Euro ogni giorno cercano di tirare avanti. Una scena aberrante. Un vecchio miliardario e il suo sodale politico che a colazione reintroducono la schiavitù in Italia. Quante altre decisioni del governo Renzi sono state prese dietro le quinte da qualche potere occulto? E da quali? Banche? Massoneria? Lobby delle armi o dei medicinali o del petrolio? Che Renzi abbia fatto guadagnare a De Benedetti 600 mila Euro in un giorno spifferandogli in esclusiva dell’imminente decreto sulle banche popolari, è il meno. Monetine per De Benedetti. Lo scandalo è soprattutto politico e spiega sia l’ascesa fulminea di Renzi, sia la sua prematura e misera fine. Renzi è stato la faccia nuova di un sistema di potere vecchio e marcio, lo stesso che ha sfasciato l’Italia e oggi cocciutamente tenta di rimanere a galla per continuare a fare i propri porci comodi.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 12/1/2018 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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