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30 gennaio 2018
POLITICA
Cambiamento e lapidazione alla Raggi

Perché il 4 marzo cambi davvero qualcosa, i 5 Stelle dovranno stravincere. E perlomeno superare l’inciucio programmato tra Renzi e Berlusconi dopo il voto e cioè il 20 del Pd più il 15 di Forza Italia che fa 35 percento. Questa è la soglia minima di voti che deve raccogliere il Movimento per costringere il Palazzo a dargli almeno una opportunità di governare. Perfino Mattarella e compagni avrebbero timore ad ignorare per la seconda volta la prima forza del paese ed umiliare nuovamente la volontà popolare con qualche ammucchiata governativa con tali numeri. Tremerebbe il Palazzo. Troppo ampio il divario di forze, troppa acuta la rabbia popolare. Anche se la legge elettorale - ridicola come chi l’ha scritta - è stata ideata apposta per permettere ai vecchi partiti di giocarsela ad urne chiuse, c’è un limite politico che non può essere superato nemmeno da inciuci e nazareni, nemmeno dalla peggiore classe dirigente occidentale, se i 5 Stelle stravincessero e da soli battessero Pd e Forza Italia e cespugli vari. Ma questo sarebbe solo il primo gradino. Con Di Maio a Palazzo Chigi è facile prevedere quello che succederà. Mesi e mesi di lapidazione pubblica modello Raggi, politici e giornalisti e burocrati a lanciare pietre terrorizzati dal non sopravvivere al cambiamento, terrificati dal dover ammettere di aver sempre avuto torto. Un rigurgito reazionario viscido e di una veemenza pari solo alla sua torva ipocrisia. Il preludio si intravede già oggi. Basta osservare come Renzi ha compilato le liste elettorali o come Berlusconi gira per le televisioni o l’atroce insistenza egoarca di gente come Fassino o Casini o D’Alema. Basta vedere la Boschi sorridente in Trentino con cinque paracaduti e criminali e modelle candidate da Forza Italia. Il potere non si arrende mai, va vinto. Il potere non molla mai e quando c’è in gioco la sua sopravvivenza diventa spietato, arrogante, pronto a tutto. Il potere preesistente cede solo quando gli viene opposta una forza nettamente superiore, quando la sua sconfitta diventa irreversibile. Il 4 marzo i vecchi partiti ed i loro alfieri prenderanno una severa batosta ma sopravvivranno malconci in Parlamento e lì inizierà un nuovo accerchiamento al Movimento 5 Stelle, una nuova fase della loro lotta reazionaria ma da dentro al Palazzo. Una pressione forte e costante su Di Maio e il suo governo in spasmodica attesa di qualche errore o scivolone con cui scatenarsi per infangare e delegittimare. E se non li troveranno se li inventeranno a piacere, come con la Raggi. Politici e giornalisti e burocrati gireranno rabbiosi in cerca di qualche pietra da scagliare in faccia a Di Maio, in faccia al vero cambiamento. Non possono arrendersi, non vogliono. Sanno che il potere funziona così e sanno che per loro, per le loro lobby, per la loro cultura politica non ci sarà spazio nella democrazia sana e moderna che vuole costruire il Movimento.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 30/1/2018 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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