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1 febbraio 2018
POLITICA
Se venisse a mancare …

Se venisse a mancare Berlusconi si porterà nella tomba tonnellate di segreti. Lo fanno tutti, dai boss ai politici a quelli col doppio lavoro. O si pentono prima o alla fine escono di scena con la bocca cucita. Una strana usanza, come se ci tenessero a congedarsi tra gli applausi anche se dopati e volessero essere sicuri che qualcuno si ricordi di loro quando sguazzeranno nell’aldilà. Con un fiore in mano e gli occhi lucidi a ricordare i bei tempi che furono. Se venisse a mancare Berlusconi si tratterebbe di un mezzo suicidio. Se ti candidi a 81 anni a premier, dopo un’operazione a cuore aperto e annessi, pregiudicato e non candidabile o sei disperato oppure vuoi farla finita e morire sul campo di battaglia. Molto più probabile la prima per il Nostro. Berlusconi, oggi, nel 2018, si trova nell’identica situazione del 1994. Dopo un quarto di secolo, Berlusconi è stato costretto a ributtarsi in politica per evitare di “saltare in aria” come confessò nella famosa intervista ad Enzo Biagi. Il padrone di Forza Italia ha in ballo due processi gravi, uno come presunto mandante delle stragi di mafia del 1993, l’altro per corruzione di olgettine testimonianti. Ma questo è il meno. Alla sua età non lo metterebbero più dietro alle sbarre. Stiamo parlando dopotutto di un guru della prescrizione. Roba da epitaffio. Grazie ai vari lodi alfani e schifani e manomissioni del processo penale fatte da legislatore insieme ai suoi onorevoli avvocati, Berlusconi l’ha fatta franca in decine di processi. Per gli ultimi punta all’estinzione dell’imputato. Ma poi ci sono le sue aziende - concessionarie pubbliche - che senza una sponda politica rischiano addirittura che debbano confrontarsi con più concorrenza. Ma poi c’è la politica e lì le sentenze prima o poi arrivano sempre. In questo quarto di secolo, durante il quale Berlusconi è stato per ben tre volte Presidente del Consiglio, in Italia è sorta e fiorita una forza politica che non ha pari in nessun paese occidentale. Una forza nata fuori dalla politica, senza un soldo e senza un ufficio che in pochi anni ha conquistato percentuali che ricordano quelle della Democrazia Cristiana e del PCI degli anni settanta. Una forza politica che ha sfondato al grido di onestà, trasparenza e sobrietà. Bestemmie rispetto a quella che è stata la parabola dell’ex Cavaliere e dei suoi sodali. Una forza - quella dei 5 Stelle - nata proprio sulle macerie politiche e morali generate dal terremoto populista berlusconiano. E c’è di più. I 5 Stelle osano addirittura trattare Berlusconi per quello che è, senza sconti, senza buonismo ipocrita, senza compromessi a cui si sono invece piegati gli ex comunisti - i suoi nemici storici – addomesticati dal suo allievo di Rignano sull’Arno. Osano addirittura rivendicare la verità storica di quelli che sono stati tra gli anni più bui della democrazia italiana e sono decisi ad aprire una fase politica completamente nuova. Davvero troppo per restare in pantofole. Dopo le dimissioni da Premier del 2011 con l’Italia sull’orlo del baratro, Berlusconi non ha mai mollato la presa. È sempre stato un pilastro delle ammucchiate governative, ha inciuciato col Pd fino all’altro ieri ed è pronto a ricominciare dopo il 4 marzo. Con una vittoria a 5 Stelle rischierebbe davvero di venire a mancare. Almeno politicamente.

Tommaso Merlo




permalink | inviato da Merlo il 1/2/2018 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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