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4 giugno 2018
POLITICA
Beppe, le parole ed i fatti

Lo ha ricordato Beppe Grillo proprio davanti alla Bocca della Verità, per strano gioco del destino: “tutto nasce dalle parole”. Anche il Movimento 5 Stelle che ha il merito storico di averle donate ad un mondo nuovo che la vecchia politica non riusciva più a capire e rappresentare. Passerà alla storia quel liberatorio “vaffanculo” urlato per anni ad un sistema morente da parte di cittadini esasperati. Un “vaffanculo” che esprimeva la voglia di una rottura col passato ma anche di una politica nuova che la smettesse di nascondersi dietro vuoti paroloni. Un “vaffanculo” che denunciava i fallimenti e gli abusi della vecchia politica, la deriva morale, i privilegi. Oggi tocca al Movimento 5 Stelle governare e le parole devono lasciare spazio ai fatti. Ce lo insegna la storia recente ed i suoi “maestri”. Renzi ha puntato tutto sullo storytelling, si è fatto largo ripetendo quello che voleva sentire l’ormai ex base del Pd: rinnovamento generazionale, rottamazione. Una volta al potere si è rimangiato tutto mettendosi a sfornare slides per raccontare un’Italia che esisteva solo nei suoi sogni da bamboccione o vantandosi di riforme che hanno peggiorato la vita dei cittadini. Oggi lo storyteller di Rignano sull’Arno si è trasformato in un pinocchio qualunque e per trovare qualche fesso che crede alle sue parole deve andare all’estero. Morale della favola: i cittadini hanno diritto alla verità, sempre e comunque, anche quando è scomoda. Le bugie - nell’era del fact checking - sono bombe a mano che scoppiano in tasca di chi le spara mandando in brandelli all’istante la sua credibilità. Altro maestro è stato Berlusconi che negli anni novanta si fece largo usando il marketing aziendale e promettendo “manna per tutti” con un linguaggio da spot, quello delle tre “i” per intenderci. Vagonate di promesse a vanvera raccontate con parole accattivanti per conquistare l’infantile tele-elettore. Non riuscendo a realizzare mezza promessa, Berlusconi ha nel tempo sempre rilanciato ricoprendo lo scibile con tonnellate di bugie. Oggi un clown del circo ha più credibilità di lui. Berlusconi è durato più del suo seguace Renzi solo per i soldi e le televisioni con cui ha comprato consenso dopato e servitù. Morale della favola: ai miracoli non ci crede nessuno e tantomeno agli Unti dal Signore. I cittadini oggi pretendono solo che i portavoce lavorino sodo per realizzare i punti del programma e lo facciano con coerenza ed onestà. Altri maestri dell’importanza delle parole sono i dinosauri dell’ex mondo comunista. Quella riserva indiana di LeU e delle tribù superstiti dell’ideologia marxista. Ancora oggi si esprimono con parolone che capiscono solo loro. Hanno un loro idioma che non essendo parlato nel resto del mondo li isola sempre più fino a far temere (si fa per dire) una loro imminente estinzione. Renzi, Berlusconi e gli ex comunisti insegnano quanto sia fondamentale per chi governa la totale sincerità, il realismo e l’essere chiaro e trasparente verso i cittadini. Oggi più che mai - una volta al governo - a parlare davvero sono solo i fatti e i comportamenti delle classi dirigenti. La campagna elettorale permanente e l’essere di lotta e di governo, non serve a nulla. I cittadini hanno già votato, hanno già scelto. Ora attendono fatti, non propaganda. I cittadini sono molto meno idioti di quello che pensavano Renzi e Berlusconi o di quello che ritengono i giornalisti del vecchio regime. Si sono fatti il callo alle panzane della politica e dei giornaloni dopo decenni di tradimenti e bugie. Morale della favola: grazie alle parole giuste, il 4 marzo i cittadini hanno scelto il cambiamento, ora è il momento di fare il possibile per realizzarlo.

Tommaso Merlo

https://pace2345.wordpress.com/




permalink | inviato da Merlo il 4/6/2018 alle 19:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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