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Due passi a Roma

“La Raggi non c’entra nulla … si sono mangiati tutto per vent’anni”. Il barista lo ripete per la millesima volta. “Ci vorranno anni per sistemare sto disastro”. Caffè nel cuore di Roma, i cassonetti sono vuoti e le strade tappezzate di cestini. Si vede che i netturbini passano di notte ma non basta. Sono vent’anni che la monnezza si accumula tra le strade di Roma e in soprattutto in Campidoglio. Afa e puzzo di piscio. I parchi della Domus Aurea sono ricoperti di erbacce, spazzatura e immigrati bivaccati. Vedo degli indiani pisciare e defecare prima di distendersi al sole, altri ripartire alla caccia dei turisti con delle rose in mano. Centinaia di uomini allo sbando che hanno bisogni fisiologici e non solo. Il Colosseo è circondato da venditori abusivi e mendicanti, neri e bianchi, zingari e nostrani. Gatti randagi, affamati. Dei centurioni romani si nascondono dietro le piante per paura della polizia. Dei neri raccolgono la loro mercanzia in stracci bianchi e scappano dai vigili. Ogni due passi qualche povero cristo vorrebbe venderti le solite cose, per la centesima volta e insiste, insiste, perché a casa ha due figli o la moglie malata o non mangia da due giorni. E forse è pure vero e alla fine gli dai qualche centesimo a quello schiavo di chissà chi. Perché qualcuno ci sarà pure dietro quei poveri cristi. Mi immagino degli Italiani che vanno ad importunare i turisti in India o Bangladesh o in Africa. Li sbatterebbero dentro in poche ore. I turisti stranieri, eroici e cortesi, proseguono. Sono venuti a vedere Roma la città eterna. Bellezza senza tempo. Macchine ovunque, rumore smog. Le strisce pedonali si vedono appena e gli automobilisti non frenano, voglio passare prima loro. Cartacce, bottiglie. “Ci vorranno anni per sistemare sto disastro”, mormorano al bar, “Ma già il fatto che hanno smesso di rubare i nostri soldi al Comune è già una rivoluzione …”. Miliardi di risorse pubbliche finite nelle ville con piscina e negli attici di ladri politici senza scrupoli”. Che schifo. I marciapiedi sono rattoppati alla meglio, la manutenzione è un lusso quando sei in bancarotta. Afa, puzza di piscio. La spazzatura la vedi dietro le macchine parcheggiate, dietro le panchine, nelle aiuole. Là dove non arrivano le spatole delle macchine dei netturbini. Là dove devi arrivarci a mano. È spazzatura vecchia, accumulata negli anni. “Ci vorrebbe un esercito di diecimila persone con scope e palette che setaccino la città per un mese intero … 30 Euro al giorno a testa …”. È emergenza del resto. Migliaia di tonnellate. Dietro ogni spigolo. “E magari far lavorare quegli immigrati invece di mantenerli per poltrire … oppure i giovani, i disoccupati …”. Le idee ci sono ma la speranza che il giovane sindaco ce la faccia davvero fa quasi paura. Paura di rimanerci male, paura di essere presi ancora in giro, paura di fallire ancora. Come città, come cittadini. Gli sciacalli che hanno martoriato Roma sono ancora in giro. Come se non centrassero nulla, senza dignità. Colpa della politica, certo, ma non solo. Se casa tua è lercia non può essere colpa del tuo vicino o solo dell’ospite. Afa, puzzo di piscio. Vasi pieni di spazzatura davanti a case e negozi. Se i proprietari pulissero il loro pezzo di strada aiuterebbero. Nostrani, cinesi, indiani, arabi, africani non sembrano interessati. L’abitudine, ci hanno fatto l’occhio, il naso. Tanto il turista passa lo stesso, tanto Roma è sempre Roma. Colpa degli zozzoni. Colpa degli altri. E tu cosa fai? Lo butti il mozzicone per terra? La fai la differenziata a casa tua? La vecchia politica che ti ha ridotto in queste condizioni ti chiedeva solo il voto, quella moderna ti chiede di fare qualcosa anche tu. Afa, puzza di piscio. Sento dei turisti quasi soddisfatti che i loro stereotipi peggiori sugli italiani trovino conferma tra le strade di Roma. Fa male al cuore, tanta bellezza devastata da criminali e inciviltà, monnezza morale, monnezza commerciale. È pulito intorno ai capolavori, è pulito intorno ai palazzi del potere. A tutto c’è un limite. Afa e puzza di piscio mentre chi ha devastato Roma si tuffa nell’acqua fresca della sua piscina e si beve un cocktail alla salute dei vincenti. Si cammina all’ombra, si suda. I turisti fanno lo slalom tra gli abusivi invadenti, tra i neri svaccati, tra il selciato sconnesso, tra le auto rumorose e inquinanti. Ma non molla, il turista non molla. Lo sa, la cloaca passa, Roma resta. È sempre restata. Si gira a piedi, meglio. I pullman sono nuovi ma pochi e sempre pieni. Si riesce a salire al quinto passaggio. “Non ci sono più soldi, si sono mangiati tutto”, “Come dopo una guerra … solo macerie”. Cala la sera, si respira. Uomini pisciano sui muri e gettano i mozziconi con virilità. Preparano la scena per il giorno dopo. Si mangia fuori circondati dalle auto parcheggiate. Maledette auto. Maledetti criminali politici. “Ci vorranno anni per riportare Roma al livello che merita ... abbiamo perso vent’anni”. Poi la Raggi, i romani hanno capito. Ma la crocetta non basta, devono dargli una mano. Non è facile ritrovare la speranza ma non ci sono alternative. A Roma, come in tutta Italia. Tommaso Merlo

Pubblicato il 26/7/2017 alle 19.21 nella rubrica diario.

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