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Sti benedetti ….

Il patron di La Repubblica esce allo scoperto e non certo per caso. Certi uomini per caso non fanno nulla. Vedendolo seduto al tavolo della Gruber, De Benedetti sembra un giocatore di poker, schiena in avanti, gomiti appoggiati sul tavolo, è teso, pronto a rilanciare, a bleffare. Si è preparato e si vede, le ovvie domande sullo scandalo di Insider-Renzi le glissa con agilità: “mai visto né sentito nulla, tutto falso”. Le intercettazioni lo inchiodano brutalmente ma lui nega come un candido ragazzino e chiede nuove carte. Si vede l’esperienza di una vita spesa a sguazzare nei piani alti, nell’olimpo dei ricchi e dei potenti. Solo l’età avanzata smaschera i rilanci troppo azzardati, il labbro inferiore pende, il verbo gli sfugge ed arranca a tenere i ritmi del gioco. “A che titolo i rapporti con Renzi?”, domande ingenue. De Benedetti rivela di far colazione con il gotha politico mondiale da sempre. Pare che da Clinton a Schröder abbiano fatto a gara per intrattenersi con lui e questo per lo scontato motivo che il signor De Benedetti da Torino ne vale la pena. Già, spessore morale, bagaglio culturale e profondità di pensiero, una caratura degna dei capi di Stato. Chi meglio di lui per rappresentare il Belpaese nello scibile. I suoi soldi non c’entrano nulla, la sua sete di potere neppure, i suoi giornali ancora meno. Si gioca e il tavolo da poker lo smentisce mestamente, la sua persona lo smentisce. La sensazione è di un vecchio giocatore che se non avesse dedicato la vita intera ad accumulare soldi e potere sarebbe seduto al tavolo della sua cucina con una bottiglia di barbera davanti. Le carte girano e “il benedetto” dice che Scalfari è cotto e ingrato, Calabresi non ha gli attributi e Renzi ha deluso. Ci voleva lui per capirlo, davvero un illuminato. Dice che l’amore per La Repubblica gli è costato un botto di soldi e su questo c’è da credergli visto l’esodo biblico dei suoi lettori. Si dimentica però di dire che è grazie alle centinaia di giornalisti a busta paga che ha tenuto per decenni una certa politica per le palle - a sua insaputa ovviamente – ed ha assunto una dimensione politica. Di ricchi sfondati ce n’è in giro tanti, che prendono cappuccino e cornetto coi premier meno, che si vantano che leggi come il Jobs Act siano “roba loro” ancora meno. Mani rapide e incolori poi un lampo di luce. “il benedetto” dice che dopo quindici anni di guerra e silenzi ha ricevuto una recente telefonata da Berlusconi, il suo nemico storico. Silvio gli ha sgraffignato la Mondadori corrompendo i giudici. Bella gente, bei tempi. De Bendetti dice che ha messo giù il telefono perché lui non fa politica. Già, mai fatta. Poi tocca a Di Maio. “L’avete visto il suo curriculum?”, roba da non credere. Già, rispetto a quelli dei “benedetti” roba da non credere davvero. L’Italia è devastata dalla cattiva politica, dettagli. Di Maio senza soldi e potere è un pulcino, il Movimento 5 Stelle senza intrighi e giornali è un controsenso. Bla, bla, bla. Girano le solite carte, prevale la noia e la piacevole sensazione che ben presto the game will be over.

Tommaso Merlo

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Pubblicato il 18/1/2018 alle 10.18 nella rubrica diario.

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