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Salvini tra tavoli e ginocchia del Cainano

Nessuno capisce cosa stia combinando Salvini. Il capo della Lega scorna come un caprone padano dal Quirinale, sbraita indispettito su come la Lega abbia solo da perdere a fare un governo coi 5 Stelle visto che i sondaggi la danno in forte crescita. E allora perché si è ficcato in quel vicolo cieco a tempo scaduto? Chi glielo ha fatto fare? Dopo oltre due mesi di baggianate mezzo stampa, si è rimangiato la parola accettando di sedersi al tavolo coi 5 Stelle quando Di Maio aveva già lanciato la campagna elettorale. Quando si stava già andando spediti verso il voto - il prima possibile - e si parlava di date e di nomi di traghettatori. Il dietrofront di Salvini non è certo dovuto a Mattarella che aveva già avanzato le sue soluzioni per risolvere la crisi e stava procedendo serafico verso un governo di servizio. Mattarella ha poi dimostrato di non essere un presidente interventista e di ben vedere un governo composto dai vincitori delle elezioni. Il dietrofront di Salvini non è neanche dovuto ai suoi fasulli alleati che si sono sempre opposti strenuamente ad un dialogo con chi “dovrebbe pulire i cessi a Mediaset” o “ricorda i nazisti”. Forza Italia e la Meloni volevano l’incarico e raccattare voltagabbana in Parlamento alla faccia del cambiamento. Alla fine, Salvini ha dichiarato di restare il leader della sua coalizione e allo stesso tempo di andarsene. Mentre Forza Italia ha dichiarato di restare all’opposizione ma anche no, ma anche forse, ma anche dipende. Più che politica, ridicoli giochi di parole. Una volta seduto al tavolo coi 5 Stelle - alla faccia della sacra unione di centrodestra - Salvini è stato ricoperto di sterco dai suoi alleati. Gli hanno dato del traditore e del pazzoide e lo hanno intimato a tornare a cuccia dal suo padrone che nel frattempo può girare a piede libero anche in parlamento avendo scontato la pena da evasore con un bel dieci in condotta. Ma allora cosa ha spinto Salvini a tentare un governo coi 5 Stelle? Forse il dietrofront è dovuto a considerazioni politiche che a noi comuni mortali sfuggono visto che secondo i benpensanti siamo difronte ad un novello Churchill da quando ha portato la Lega a triplicare i voti promettendo ad un paese scioccato dall’immigrazione clandestina di massa di rispedire a casa gli invasori. Davvero geniale. O forse ad aver convinto il Churchill padano a mollare il Cainano e tentare almeno di concludere qualcosa dopo venticinque anni di chiacchiere, è stata la sua base elettorale, ma quella nuova di zecca, quella più giovane e dinamica che vede Berlusconi come la peste bubbonica e non disdegna invece i cugini populisti a 5 Stelle. Un elettorato che se ne frega dei giochi di palazzo e vuole che Salvini faccia quello che ha promesso. Un bel casino. Salvini sarebbe rimasto al calduccio seduto sulle ginocchia del suo padrone in attesa che il vecchio tiri le cuoia e soprattutto d’intascarsi il suo testamento politico. I suoi elettori last minute, invece, quelli che lo hanno innalzato a quelle percentuali stratosferiche, vogliono che si rimbocchi le maniche e si dia da fare e che dimostri cosa è capace di fare dopo decenni di slogan. Per questo Salvini si è seduto al tavolo coi 5 Stelle, perché deve rispondere a quei milioni di voti che ha inondato con piogge di promesse su misura e che oggi vogliono i fatti, vogliono vedere se Salvini parla e basta, se sa solo lagnarsi del lavoro altrui oppure sa fare le cose davvero. Questo spiega il dondolo degli ultimi due mesi. Da una parte le mire personali del vecchio politicante Salvini, dall’altra le aspettative del suo nuovo elettorato. Da una parte i giochi di palazzo, dall’altra la pelle dei cittadini. Da una parte l’ipocrisia arrivista, dall’altra la verità dei fatti. Ora, seduto al tavolo, Salvini ha due scelte. Fare il governo coi 5 Stelle col rischio di bruciarsi alla prova dei fatti e logorarsi politicamente sotto il fuoco incrociato dei suoi ex alleati e delle opposizioni. Oppure far saltare la trattativa all’ultimo minuto lasciando i 5 Stelle col cerino in mano in modo da addossare la colpa a loro. Tornare poi scodinzolando sulle ginocchia del Cainano e ricominciare a fare la cosa che gli riesce meglio, la vuota propaganda.

Tommaso Merlo

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Pubblicato il 15/5/2018 alle 9.45 nella rubrica diario.

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