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Sciacalli forzapiddini e cambiamento

Si sono scagliati contro il governo gialloverde già prima che nascesse con tonnellate di pregiudizi figli di vecchie paturnie ideologiche. Ora che il governo compie finalmente i primi passi, si sono scatenati ancor di più e ogni santo giorno gli vomitano addosso di tutto. Ma lo fanno con una rabbia talmente sproporzionata ai fatti e con un tempismo tale, da non essere credibili. Troppa ferocia, troppo presto, per niente. Saper perdere non è certo una delle qualità migliori delle genti italiche, fair play è spesso solo una parola inglese, ma politicanti e giornalisti forzapiddini stanno cadendo nel ridicolo con la loro reazione isterica ad ogni sussulto governativo. Siamo in democrazia vivaddio e nessuno pretende che le opposizioni non facciano il loro dovere anche severamente, anzi. E nessuno pretende che la stampa s’inchini ai nuovi potenti (come sempre fatto in passato), anzi. Il governo gialloverde nasce proprio da anni di dura opposizione e il cane da guardia deve abbaiare. Ma quello che sta succedendo in questi giorni è di tutt’altra natura. Dopo la catastrofe del 4 marzo, i capi del mondo forzapiddino non hanno fatto una piega d’autocritica (come da tradizione) e sono ripartiti all’attacco dei vincitori come nulla fosse. Come se avessero ancora ragione loro, come se a sbagliarsi fossero stati i cittadini italiani votando male. Già, il solito sprovveduto populino ingannato da mirabolanti promesse che è finito in mani pericolose per aver ignorato i saggi pareri delle illuminate élite forzapiddine diffusi a reti unificate. Già, colpa dei cittadini, non di chi ha comandato per decenni. Deliri spiegabili solo col dramma che le classi dirigenti forzapiddine stanno vivendo, si ritrovano davanti ad un bivio: o cambiano radicalmente o spariscono. Ma cambiare - per chi comanda – è spesso impossibile. O perché non ne sono capaci dopo una vita intera a sguazzare nello stesso brodo. Oppure perché non vogliono dato che cambiare significherebbe mettere a rischio il loro potere. Capi, cordate e fasi storiche si sono estinte piuttosto che cambiare e spesso all’improvviso, di colpo, dopo aver ignorato l’urgenza del cambiamento ad oltranza. Come successo in piccolo il 4 marzo quando al mattino, Pd e Forza Italia e compagnia bella erano tutto sommato ottimisti sull’esito elettorale. Ottimisti dopo decenni di orecchie ed occhi tappati mentre la società correva. Dopo decenni di slogan, loghi e vuoto marketing svenduto come cambiamento che ha permesso ai capi forzapiddini di riciclarsi fino alla noia. Fino al 4 marzo, fino al cambiamento imposto a gran forza dagli italiani che li ha ridotti in macerie. A quel punto, disperati, rancorosi, con l’onestà intellettuale e il fair play che li contraddistingue, invece di trarre le conseguenze del proprio fallimento, il mondo forzapiddino - che non può e non vuole cambiare – sta tentando un disperato boicottaggio al governo gialloverde. Questo spiega l’astio preventivo di queste settimane, questo spiega la rabbia, questo spiega gli sciacalli alla luce del sole. Sanno che è finita la loro era e s’illudono di poter fermare la storia, di tornare indietro, già, ai bei tempi, quando comandavano loro.

Tommaso Merlo

www.tommasomerlo.com

Pubblicato il 12/6/2018 alle 12.31 nella rubrica diario.

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